Economia, voci dal petrolchimico. La transizione ENIrgetica

Non disponendo ancora di un piano industriale del governo chiaro completo e dettagliato per la cosiddetta  transizione energetica, ci baseremo qui di seguito sulle informazioni riportate dai giornali e sui due interventi più tecnici presentati nel recente incontro, tenutosi a Ferrara in streaming, sulla Chimica del quadrilatero. Prima di tutto va riconosciuto alle organizzazioni sindacali il merito di aver organizzato tempestivamente tutta una serie di attività informative, compresa questa, da remoto e sui luoghi di lavoro attraverso le RSU, utili a chiarire i termini della questione che già in un post precedente abbiamo ribattezzato “Enide” per la sua natura ormai quasi epica. Finalmente possiamo dire, anche se con rammarico, che siamo al redde rationem: esattamente tra un anno  l’impianto di Porto Marghera che dà il via a tutta l’industria petrolchimica del quadrilatero padano, chiuderà. Quante volte negli ultimi 3-4 lustri abbiamo sentito l’annuncio di una imminente chiusura e puntualmente all’annuncio  sono seguite solo rinegoziazioni di contratti e manutenzioni straordinarie: si tratta, lo ripetiamo, dell’impianto che  trasforma le frazioni medie e pesanti, della prima distillazione del petrolio greggio, in frazioni più leggere attraverso un processo di cracking ( da to crack=spezzare) termico. È il processo di base per fornire le materie prime ( i monomeri) indispensabili per la produzione di polimeri di ampio e versatile uso e consumo. Questa volta, complice proprio la transizione …enirgetica, sembra però che non ci saranno ripensamenti. Ci siamo davvero. L’Eni chiuderà il cracking di Porto Marghera. Allora diventano preziosi i due interventi del Dr. Riccardo Galletti e del Prof. Ferruccio Trifirò, rispettivamente economista e ingegnere chimico presso l’Alma Mater di Bologna, perché fotografano l’attuale situazione dell’industria chimica Italiana e ne tracciano prospettive ormai vincolanti per il  prossimo futuro, proprio a partire dal riassetto Eni. Galletti nel suo intervento contestualizza la situazione della Chimica italiana  partendo da un consuntivo mondiale al 2019 e una previsione al 2024: con una quota del 41% la Cina si afferma quale primo produttore chimico mondiale; nonostante la crisi in atto il mercato globale registrerà  entro il 2024 un aumento del 13,3% rispetto al 2019 con un fatturato di 49 miliardi di dollari. In tale contesto l’Italia risulta essere il 12° paese al mondo per produzione di chimica e il 3° produttore europeo con una quota del 9,5% . La chimica è il quarto settore industriale in Italia con un fatturato di 55miliardi di euro nel 2019 garantito per più della metà dalle esportazioni. Il settore ha sofferto meno della media della manifattura italiana anche di fronte alla pandemia: l’impennata di richieste di materiali per uso biomedicale, protettivo ospedaliero e di confezionamento in genere hanno garantito una buona tenuta delle produzioni. Il settore chimico nel nostro Paese è inoltre uno dei pochi a beneficiare di un’attività sempre volta alla innovazione e alla ricerca: l’Italia è dopo la Germania il Paese con oltre 800 imprese chimiche attive in Ricerca e Sviluppo. Passando alla situazione che ci vede coinvolti, nell’area del quadrilatero padano su un totale di 6597 addetti, a Ferrara sono occupati 1797 unità che, considerando i lavoratori impegnati nell’indotto secondo una stima nota (2,5 addetti indotto per ogni addetto diretto), porta il numero degli occupati a 4493. Questi numeri corrispondono ad un 7% degli occupati nella chimica a livello nazionale  e a un 6% dell’indotto ed è, di sicuro, su questi numeri che la chiusura di Porto Marghera andrà inevitabilmente ad impattare sul versante delle attività  e dell’occupazione dei siti coinvolti. È più che realistico credere che sarà  effettivamente così anche a dispetto delle assicurazioni di ENI a garantire la continuità di fornitura (in quantità e qualità) delle materie prime necessarie alle produzioni ferraresi di materiali termoplastici ed elastomerici. Dopo questa chiara messa a fuoco della situazione attuale, il Prof. Trifirò nel suo intervento ha rappresentato scenari futuri partendo dalla chiusura del cracking e dalla necessità (volontà) di continuare produzioni importanti come quelle poliolefiniche. Per inciso al di là dell’evidente accerchiamento mediatico, sociale ed emotivo contro la plastica, nessuno avanza proposte di materiali alternativi ai polimeri tradizionali da utilizzare nelle applicazioni più strutturali quali quelle dell’edilizia, dell’ automotive, del biomedicale, etc.. Sia chiaro: tutti concordano sulla sostituzione di materiali tradizionali con i “nuovi” polimeri biodegradabili, compostabili o prodotti da fonti rinnovabili per le applicazioni, diciamo, usa e getta per intenderci (p. es. il packaging flessibile, i cotton fioc, stovoglie , piatti, bicchieri, etc, etc..). Tornando alla presentazione del Prof. Trifirò e agli sviluppi promettenti legati alla bioraffineria di Porto Marghera e agli impianti (per ora solo pilota) di riciclaggio chimico della componente plastica della raccolta rifiuti, le conclusioni sono le seguenti:

  1. Processi per produrre le diverse materie prime compresi i monomeri di partenza per le successive polimerizzazioni da effettuare sugli impianti di Ferrara sono già stati messi a punto ma sono ancora lontani dalla loro realizzazione industriale.
  2. Processi di trasformazione di biomasse e di rifiuti plastici in miscele di materie prime per la chimica sono essenzialmente processi di combustione in assenza di ossigeno in presenza di catalizzatori per procedere a basse temperature e conversioni convenienti.
  3. Esistono comunque diversi studi recenti per l’ottimizzazione di steam-cracking tradizionale per abbattere tanto i costi quanto l’impatto ambientale.

Come si nota le conclusioni di Trifirò tengono aperti scenari differenti da quello unico prospettato da ENI. Dopo questo, speriamo chiaro, riassunto dello status quo e degli scenari futuri, consentiteci di tornare sull’inciso relativo a una questione più prosaica ma dal nostro punto di vista ineludibile: a cosa sono serviti , a cosa servono e a cosa serviranno i materiali plastici?( ammesso che ce ne serviremo ancora). Oltre ad “aver ridotto” (loro?) l’ambiente a una grande discarica e a minacciare l’ecosistema e la salute stessa degli esseri viventi su questo pianeta, avranno avuto o meno una loro ragione d’essere? Come chiederebbe un antropologo: “quale è stato (ed è) davvero lo statuto civile di una realtà come la plastica? Quando il Primo Ministro Draghi e il Ministro alla Transizione Ecologica Cingolani hanno incontrato il 13 Aprile scorso i manager dei cinque grandi gruppi che saranno i protagonisti della rivoluzione verde, si è parlato di cose… concrete. La mobilità elettrica pubblica avrà un ruolo di primo piano. A quella privata darà un contributo rilevante Stellantis. Il processo di elettrificazione coinvolgerà il primo gruppo industriale italiano anche per la realizzazione di impianti fotovoltaici per alimentare i punti di ricarica sui piazzali, sulla gestione del ciclo vita delle batterie, all’installazione di punti di ricarica pubblici. Al momento ne sono stati realizzati 10 mila, se ne prevedono più di 175 mila al 2025. Sulla mobilità elettrica punta anche Enel: i punti di ricarica dovranno parlarsi con le auto. Con la controllata Enel X è prevista al 2023 l’installazione di 200 mila punti di ricarica che diventeranno 780 mila entro il 2030. Inoltre Enel contribuirà a mettere in circolazione fino a 5.500 autobus a emissioni zero. ENI è senza dubbio l’azienda partecipata che dovrà affrontare  il passaggio più complesso, ma fermandoci alle cose fin qui evidenziate in corsivo chiediamoci: con quali materiali leggeri, resistenti , versatili, designabili, economici, e aggiungete tutti gli aggettivi che vi vengono in mente; dunque con quali materiali si intenderanno fare tutte queste colonnine, pompe , cavi, supporti per pannelli, batterie, celle ad idrogeno, sedili, paraurti, tubi, siringhe, flaconcini, mascherine….? Non certamente con i “nuovi” polimeri biodegradabili, riciclabili, compostabili. Quale miracoloso materiale potrà affrontare questa transizione, a questo punto, dovutamente, ENIrgetica verso quel futuro già ampiamente anticipato e nominato nei suoi valori essenziali da Calvino nelle sue Lezioni Americane? Permetteteci di suggerirne uno: la plastica. Non fa male a questo punto citare Albert Einstein per ribadire un concetto che ci sta a cuore: “Il mondo che abbiamo creato è il prodotto del nostro pensiero e dunque non può cambiare se prima non modifichiamo il nostro modo di pensare”. Se dunque continuiamo a vedere la plastica solo ed esclusivamente come IL male ambientale; IL disastro ecologico; La minaccia dell’ecosistema; se cioè non modifichiamo questo modo di pensare non potremmo scorgere le opportunità di lavoro, di impegno e perché no di risarcimento che ci vengono offerte da quelle migliaia e migliaia di tonnellate di rifiuti sparsi come potenziali giacimenti sull’intero pianeta.

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