Draghi ha suonato la sveglia

Avviso a tutti gli italiani che cercano lavoro: Draghi, se volesse lavorare, non avrebbe bisogno di aiutini, potrebbe cavarsela da solo. Beato lui. Quanti possono avere questa certezza? Gli italiani che non lavorano di certo no. Insomma è bastato un anno per far uscir fuori la spocchia dal migliore in assoluto, quale universalmente riconosciuto in Italia, ma anche in Giappone, Zanzibar e Isole Filippine, senza dimentica l’Europa, come genericamente viene indicato chi suole chiederci qualcosa di tanto in tanto.

Un altezzoso io non sarò mai come voi, politicanti dilettanti, in tanto vi faccio da balia, perché mi annoiavo e cotanta scienza, cioè quella contenuta nella mia testa, aveva bisogno di sfogarsi un po’, si è abbattuto sull’Italia intera. L’umiliazione di chi un lavoro non lo trova, di chi non ce la fa economicamente, di chi è disperato ha subito un altro colpo dal primo della classe che non deve chiedere mai. A noialtri, invece, non solo tocca, ma è un esercizio, il chiedere, anche inutile.

Dal sorriso al ghigno, peraltro offeso, quindi, c’è da temere, anche cattivo, c’è voluto un attimo.

Dall’atteggiamento umile, sobrio, elegante a quello saccente del primo della classe non eletto alunno dell’anno, ferito nell’orgoglio, il passo è stato breve.

Un altro presunto eroe, acclamato tale, che mostra la sua versione cannibalesca.

Certo, è facile prendersela coi partiti di oggi, incapaci, come sono, finanche di scegliersi dirigenti all’altezza del livello di dignità politica minima.

Nel frattempo le riforme fioccano, cioè, tradotto, ogni tanto viene partorito un topolino cieco, tipo giustizia, mentre i processi si svolgono, con calma e per piacere, per via telematica, avendo, la giustizia, perso anche il volto, che ormai è lo schermo di un PC, e il senso.

Avremo più estrazioni, questo pare certo, e noi lucani chissà se potremo mettere le corna sul cofano delle nostre auto, come usa in Texas, o se dovremo continuare a godere della puzza, alimentarci degli sversamenti e assistere a processi lumaca di presunti responsabili di disastri ambientali, o giù di lì, che non riparano niente, ma alimentano il rancore di quei pochi che ancora credono che possa andare meglio.

Ora i partiti, sull’altalena dei sondaggi, si chiedono come si farà a governare nel dopo Draghi, ammesso che ci arriviamo, e non trovano di meglio che pensare a un ritorno al proporzionale, che implica coalizioni post voto, dal carattere magmatico e dettate dalla opportunità. Non sarà necessario neanche fare promesse altisonanti, chè queste sono proprie di un sistema a schieramenti contrapposti, e, visto che i parlamentari, e che parlamentari, se li scelgono loro stessi, col proporzionale possibile che faremo un ulteriore salto nel vuoto direzione abisso.

Alla fine rimpiangeremo il virus che ci ha dato una vacanza dalla vita vissuta e sofferta di tutti i giorni, che ci ha fatto vivere in una bolla, con paure predefinite, certe e quindi per un certo verso anche tranquillizzanti. Ora ci aspetta l’incertezza, senza scuse dovute a contagio o roba simile. Solo sarà un ritorno a una vita uguale, sì, per le responsabilità e le ansie, ma più isolata, con un PC per amico e unico compagno di viaggio. Il Draghi offeso che non ha bisogno che gli si cerchi un lavoro ha suonato la sveglia, il corridoio che porta alla stanza della sedia elettrica è tornato a illuminarsi, il plotone di quelli da giustiziare è ingente e il pianeta pare sovrappopolato. Il virus ha fatto la sua parte, ora tocca sporcarsi le mani.

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Luciano Petrullo
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