Dopo Zanardelli anche il Figliuolo Paolo è venuto a Potenza

Quando nel settembre del 1902 il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Zanardelli, decise di recarsi nel Sud dell’Italia, suscitò una notevole attenzione mediatica da parte di tutti gli organi di stampa nazionale e in particolare quelli del Nord che in massa si impegnarono a dimostrare che quella sarebbe stata una visita inutile pur condividendo la necessita di fare qualcosa per il Sud e specie per la regione Basilicata considerata la più povera e la meno importante sotto l’aspetto politico-elettorale. Dalla Basilicata continuamente partivano richieste di attenzione che a Roma giungevano come drammatiche invocazioni di aiuto. Finalmente, dopo circa quaranta anni dall’Unità d’Italia, un Presidente non sordo a queste suppliche decide di scendere in Basilicata per rendersi conto delle reali condizioni dei lucani. Col senno del poi si potrebbe pensare che con la visita il Presidente volle “riconoscere” quel debito che l’Italia ha sempre avuto nei confronti di una regione che aveva pagato un alto scotto di vite umane per l’Unità, per il Regno e per il riconoscimento della propria dignità. Questo fu più volte detto e ricordato da Zanardelli durante i suoi discorsi e specie quando parlava di “Congenite miserie lucane” sempre più aggravate dalla mancanza di interventi da parte del potere. Infatti quando egli giunse nella città di Potenza disse che non aveva mai visto uno stato di povertà mentre la ricchezza era mal distribuita e concludeva: “Piuttosto che espormi a promettere e non eseguire, vorrei eseguire il non promesso”. Il Presidente in tutta autonomia e senza l’ausilio di rappresentanti politici del territorio comprese che la povertà in Basilicata era causata da selvaggi disboscamenti voluti dai proprietari, dalla mancanza delle strade, lo spreco e la cattiva distribuzione delle acque e le pietose condizioni dei contadini. Più volte ripeté, alla fine del suo viaggio in Basilicata, ho trascorso 12 giorni a contatto con l’estrema povertà dei lucani…“. Al termine di queste analisi promise che avrebbe fatto costruire due tronchi ferroviari e successivamente, il 3 ottobre 1902, affidò a Eugenio Sanjust Teulada il compito di elaborare una legge speciale per la Basilicata. L’impegno venne assolto nei tempi stabiliti e il 6 gennaio 1903 fu consegnato il progetto. Nitti quando subentrò a Zanichelli definì il progetto per la Basilicata, sua terra d’origine, come un “provvedimento quale frutto di improvvisazione”. Il provvedimento, se pur non del tutto condiviso, produsse qualche lodevole risultato, almeno tanto da poter dire che i lucani non furono presi in giro ancora una volta. Quella visita rappresentò una speranza di vita per il popolo lucano accogliendo il Presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli. Dopo 120 anni da quella visita finalmente la Basilicata ne riceve un’altra, di – speranza e di vita – avvenuta il 22 aprile 2021, a opera del Commissario per la sanità, Gen. Paolo Figliuolo, figlio della Basilicata. L’esimio potentino, abbracciato dall’affetto dei suoi concittadini, se pure virtuale, ma ugualmente caloroso, quando si è recato a Potenza nelle tensostrutture del Qatar, destinate per le vaccinazioni, ha colto l’occasione per trarre delle considerazioni a riguardo della campagna vaccinale che si tiene in Basilicata. Lo ha fatto in modo pratico e chiaro mettendo in evidenza che si combatte la pandemia da Covid-19 non tanto ponendo in discussione l’agire di amministratori locali aventi come scopo ambìti consensi politici, i metodi per la salvaguardia della salute dei lucani. Il Commissario governativo “penna bianca” della sanità ha avuto modo di constatare il bisogno che c’è di ampliare i punti di vaccinazione su tutto il territorio lucano per raggiungere anche chi ha difficoltà per recarsi nei centri esistenti. Figliuolo ha potuto verificare che occorre anche un nuovo modello di sanità territoriale che sappia valorizzare e non mortifichi la efficienza della medicina di base. Le evidenti inadeguatezze e carenze sanitarie della Basilicata, sia in materia di prevenzione che di cura e di controlli, sono elementi di preoccupazione per la lotta al Covid-19 considerando che ci sono ancora paesi destinati a vestirsi con il colore “rosso pandemia” e dove la carenza di trasporti pubblici, la galoppante povertà che viaggia ancor più veloce delle malattie e la sordità nei confronti della cultura e della umana solidarietà sembrano adombrare ogni sforzo teso a uscire fuori dalla morsa pandemica. L’ultima speranza dei lucani si è trasferita nel compaesano Paolo Figliuolo anche se la saggezza popolare dice: “Chi di Speranza campa Disperato muore”.

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