Dopo le polemiche ci sono nuovi dati sul vaccino AstraZeneca

A seguito delle critiche delle autorità regolatorie statunitensi sull’efficacia del vaccino AstraZeneca, l’azienda farmaceutica ha fornito dati aggiornati: l’efficacia sarebbe del 76%, con un 85% negli over 65. Ma si tratta ancora una volta di numeri non pubblicati su riviste scientifiche.

Non è la prima volta in questi giorni in cui parliamo dei dati sull’efficacia del vaccino AstraZeneca, che nel recente periodo ha acceso il dibattito pubblico sulla comunicazione sanitaria per varie ragioni. In una nota del 23 marzo 2021 i centri Niaid dei National Institutes of Health (Nih) degli Stati Uniti – dove questo vaccino ancora non è stato approvato – riportavano perplessità relative all’efficacia al 79% del vaccino AstraZeneca, una percentuale che sarebbe emersa da dati obsoleti e non aggiornati. A fronte della richiesta di aggiornamento del Data Safety Monitoring Board statunitense, l’azienda AstraZeneca ha appena fornito e divulgato in una nota i nuovi dati recenti, sulla base dei quali il vaccino risulta efficace al 76% nella popolazione generale e all’85% nelle persone con più di 65 anni. Non c’è ancora una pubblicazione ufficiale peer reviewed, che però è stata annunciata dall’azienda nelle prossime settimane. I nuovi risultati, divulgati da AstraZeneca in data 25 marzo 2021, emergono da un’analisi preliminare del trial clinico di fase 3 (l’ultimo stadio della sperimentazione) condotto dall’azienda stessa in collaborazione con vari istituti di ricerca, inclusi i Niaid statunitensi. Il trial analizza i dati di più di 32mila partecipanti negli Usa, che sono risultati “altamente positivi”, come scrive AstraZeneca: si parla in media del 76% dell’efficacia del vaccino, che significa che il vaccino previene i sintomi nel 76% (circa i tre quarti) delle persone vaccinate. La percentuale sale se si considera soltanto la fascia d’età over 65, per cui l’efficacia risulta pari all’85%. E va ancora meglio sarebbe la capacità del vaccino nel prevenire le forme più gravi di Covid-19, quelle che richiedono il ricovero e sono associate a complicanze severe: in questo caso si arriva al 100% sulla base delle prove raccolte. Il vaccino AstraZeneca è stato recentemente oggetto di un ampio dibattito dai toni accesi – in qualche caso a causa di una comunicazione non sempre del tutto appropriata – anche per il blocco precauzionale, da parte di vari paesi europei, inclusa l’Italia con l’Aifa (dovuto in questo caso a una decisione di tipo politico, come rimarcava Aifa), poi rapidamente rimosso dopo il parere favorevole dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema). L’opinione dell’Ema, che nel frattempo aveva anche chiesto di non interrompere le campagne vaccinali, ha rilanciato la campagna stessa, sottolineando che i vantaggi della vaccinazione con AstraZeneca superano di gran lunga eventuali rischi, e le percentuali di efficacia provenienti dal Regno Unito pongono il vaccino europeo praticamente alla pari con i vaccini a mRna di Pfizer e Moderna. Insomma, dopo la sospensione precauzionale il vaccino è stato riabilitato a tutti gli effetti. Intanto, però, negli Stati Uniti il prodotto di AstraZeneca è ancora ai blocchi di partenza, in attesa dell’approvazione della Food & Drug Administration. Ma poi è sorta un’altra questione, generata da una nota molto insolita – come l’hanno definita gli esperti – fornita delle autorità sanitarie statunitensi: le autorità indicavano che gli ultimi dati dell’efficacia al 79%, presentati in data 22 marzo, basati su una sperimentazione condotta su oltre 30mila volontari in Usa, Cile e Perù, non erano però aggiornati e si rifacevano a informazioni precedenti alla data del 17 febbraio. I dati nuovi, accumulati e aggiornati, indicano un’efficacia del 76% contro il 79% (tre punti percentuali in meno). “L’analisi preliminare – si legge nella nota AstraZeneca – è in linea con la nostra prima analisi ad interim e conferma che il vaccino è efficace negli adulti, inclusi gli over 65. Attendiamo con impazienza di riempire la sottomissione regolatoria per l’autorizzazione all’uso di emergenza [come per gli altri vaccini, ndr] e di preparare per il rilascio di milioni di dosi per l’America”. Questa analisi sarà sottomessa per una pubblicazione peer reviewed nelle prossime settimane.

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