Donne e sperimentazione scientifica. Le grandi assenti (Video)

di Paola Emilia Cicerone

L’hanno chiamato “effetto Yentl”: le donne − e in generale le femmine, di qualunque specie − sono le grandi assenti dalla sperimentazione scientifica. Eppure i nostri organismi sono diversi da quelli dei maschi e questo si traduce in terapie meno efficaci e più rischiose. Anche se, per fortuna, qualcosa comincia a cambiare. Le ricercatrici − lo conferma uno studio recente pubblicato sulla rivista Jama − hanno meno possibilità dei colleghi maschi di decidere sulla destinazione dei fondi per la ricerca. Ma, soprattutto, le donne sono assenti dalla sperimentazione sui farmaci, condotta in genere sui maschi giovani, umani o anche animali. Una studiosa americana, Bernardine Healy, ha parlato di sindrome di Yentl in un articolo in cui mostra come nel diagnosticare un infarto si commettano più errori se il paziente è donna, perché i sintomi sono meno riconoscibili. Ci sono dei motivi per cui si fa meno sperimentazione sulle donne: le difficoltà create dalle fluttuazioni ormonali e le considerazioni etiche legate al rischio di gravidanza. Ma non siamo uomini più piccoli: pesiamo in media dieci chili in meno dei maschi ma anche la distribuzione della massa grassa è diversa, assorbiamo in modo diverso nutrienti e principi attivi, abbiamo enzimi digestivi diversi e un diverso metabolismo. E le statistiche confermano che corriamo un rischio quasi doppio di avere effetti collaterali causati da farmaci. La storia ci ricorda il dramma del talidomide, un farmaco che alla fine degli anni Cinquanta ha portato alla nascita di molti bambini malformati. Non tutte le storie sono così drammatiche ma sappiamo che nelle donne l’aspirina ha un maggior effetto protettivo contro l’ictus − mentre nei maschi previene soprattutto l’infarto − e che tendiamo a riprenderci più rapidamente dall’anestesia: in media in sette minuti, contro gli undici degli uomini. E il problema non riguarda solo i farmaci: le donne metabolizzano l’alcol peggio degli uomini perché uno degli enzimi coinvolti nel processo, l’alcol deidrogenasi, è meno presente nel nostro organismo. Per fortuna le cose stanno cambiando: dati recenti mostrano che in molti studi le donne sono circa il 30% del campione. Nel 2018 è stata approvata in Italia una legge che, per la prima volta in Europa, impone di tenere conto del genere in medicina, e nel 2019 è stato firmato il decreto attuativo. Esiste inoltre un Centro Studi dedicato alla medicina di genere, ricco di informazioni sul tema.

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