Dialettica  politica… nella Magna Grecia nostrana?

di asterisco

Bisogna ribadire fin dall’inizio che è impossibile che una persona ritenga che ciò che conosce, poiché ne serba il ricordo nell’anima, ma che non percepisce, sia un’altra delle cose che conosce, poiché anche di quella possiede l’impronta, sebbene non la percepisca. E ugualmente è impossibile che uno ritenga che ciò che conosce sia ciò che non conosce e di cui non ha il sigillo, né che ciò che non conosce sia ciò che non conosce, né che ciò che non conosce sia ciò che conosce. Altrettanto impossibile è che creda che ciò che percepisce sia un’altra delle cose che percepisce o che ciò che percepisce sia una di quelle che non percepisce; o che ciò che non percepisce sia una delle cose che percepisce. Inoltre, se possibile, è cosa ancor più irrealizzabile dei casi precedenti che uno creda che ciò che conosce e percepisce e di cui possiede un’impronta corrispondente alla percezione sia qualcun’altra delle cose che conosce, percepisce e di cui ha un’impronta corrispondente alla percezione. È impossibile anche che ritenga che ciò che conosce e percepisce, poiché ne conserva un ricordo corretto, sia ciò che solamente conosce; e che ciò che conosce e percepisce, avendone le impronte corrispondenti, sia ciò che solamente percepisce; e ancora che ciò che non conosce né percepisce sia ciò che non conosce né percepisce; e che ciò che non conosce né percepisce sia ciò che non conosce soltanto; e che ciò che non conosce né percepisce sia ciò che solamente non percepisce. L’unica soluzione risiede nei casi in cui uno ritenga che ciò che che conosce sia qualcun’altra fra le cose che conosce e percepisce; o fra quelle che non conosce, ma percepisce; oppure, infine, che ciò che conosce e percepisce sia qualcun’altra fra le cose che conosce e percepisce.

Sono forse questi i dubbiosi e angosciosi problemi che assillano i contendenti nel prossimo agone politico? Magari! Siamo seri: Platone, Teeteto §192.                 

radionoff
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