Cos’è la laicità (e il laicismo)?

Oggi si sente frequentemente parlare di laicità, purtroppo anche da persone che non sembrano avere chiaro il concetto. A volte si sente anche il termine “laicismo”, cosa sarà mai? Cerchiamo di chiarire alcuni punti in questo articolo. Il concetto della laicità – cosiddetta alla francese – è semplice, separazione tra Stato e Chiesa (intesa come religione, qualsiasi religione, anche se ovviamente in Italia le interferenze vengono quasi esclusivamente dalla chiesa cattolica). Questo in Francia è esplicitato nella Costituzione repubblicana e regolato con una legge del 1905.  Contrariamente all’Italia, in Francia non esiste alcun finanziamento per nessuna chiesa, né insegnamento religioso scolastico, ed è vietata espressamente l’esposizione di simboli o emblemi religiosi su monumenti e in spazi pubblici, ad eccezione di luoghi di culto, cimiteri, musei, etc. In Italia si passa dal concordato del 1929 firmato da Mussolini e con il cattolicesimo “religione di Stato, a quello del 1984 (con Craxi), dove viene indicato che lo Stato italiano non ha piú una religione di Stato, ma è invece “neutrale” rispetto alle religioni. In teoria, almeno, perché il nuovo concordato lascia ampio spazio all’interferenza confessionale nelle istituzioni pubbliche e addirittura finanzia docenti scelti dalle gerarchie ecclesiastiche – ma pagati dal contribuente – per l’insegnamento della religione cattolica (intesa originariamente come obbligatoria), inoltre con l’8 per mille finanzia le istituzioni religiose (quelle che si sono iscritte e sono riconosciute dallo Stato) con un meccanismo che di fatto premia la chiesa cattolica che ottiene piú dell’80% del gettito a fronte di una scelta effettiva intorno al 30%. L’Italia inoltre obbliga all’esposizione nei luoghi pubblici (scuole, tribunali, etc.) dei simboli di un’unica religione (quella cattolica). In Francia il matrimonio è esclusivamente civile ed è vietato contrarre quello religioso prima di quello civile, in Italia quello religioso ha anche effetti civili. E si potrebbe continuare. L’Italia è quindi uno Stato laico? Nella Costituzione non è detto esplicitamente: lo Stato italiano è una Repubblica democratica laica e aconfessionale, senza cioè una religione ufficiale, sebbene manchi nella sua Carta costituzionale una chiara ed espressa previsione del principio di laicità come, al contrario, avviene in altri Stati (si pensi all’art. 1 della Costituzione francese) che si professano apertamente «laici». L’Italia è uno Stato laico, nel senso che le leggi ordinarie, i regolamenti e tutta l’attività della Pubblica Amministrazione devono conformarsi al principio di laicità che costituisce uno dei profili della forma di Stato cosí come delineato dalla Carta costituzionale. Tale principio, pur non formalmente espresso, viene presupposto e si ricava in via interpretativa dall’analisi di numerosi articoli della Costituzione (cfr. artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20) e dall’orientamento che la giurisprudenza, soprattutto quella costituzionale, ha espresso quando è stata chiamata a pronunciarsi in merito. Si tratta di un fenomeno «anomalo» definito «laicità all’italiana», che assicura eguale tutela del sentimento religioso, indipendentemente dalla confessione che lo esprime. La laicità all’italiana quindi garantisce maggiormente, e in alcuni casi esclusivamente, i credenti rispetto ai non credenti, con una chiara discriminazione tra chi si riconosce in una religione e chi no. Siamo quindi lontani dalla chiara separazione tra Stato e Chiesa caratteristica della cosiddetta “laicità in senso stretto”, nella laicità all’italiana la chiesa mantiene – di fatto – notevoli privilegi e la capacità di interferire con la politica e le istituzioni repubblicane. I fautori di una più completa separazione tra Stato e chiesa vengono perciò denominati – dai sostenitori (spesso interessati) della continuata influenza cattolica sulle istituzioni democratiche – come “laicisti”, un termine in effetti inutile e che serve solo a distinguere tra “laici buoni” proni al volere della chiesa cattolica, e “laici cattivi” che invece vorrebbero una effettiva separazione tra Stato e chiesa. Pensiamo agli ospedali colonizzati da preti e suore – pagati dallo Stato come fossero infermieri – per svolgere attività per le quali spesso non hanno competenza alcuna. Oppure alle tante associazioni cattoliche finanziate dallo Stato sulla base del principio di sussidiarietà, dove lo Stato rinuncia a svolgere – laicamente – i propri compiti, delegandoli all’associazionismo cattolico con costi spesso più alti per la Società e senza la garanzia di qualità né di laicità. Gli esempi sono innumerevoli. Insomma, in Italia c’è una laicità di facciata, spesso disattesa nei fatti e dove l’influenza della religione cattolica nella legislazione ha purtroppo sovente effetti nefasti sulla libertà dei cittadini di poter scegliere liberamente, vedi, l’assurdità degli obiettori di coscienza negli ospedali pubblici, una vera aberrazione italiana rilevata anche dal Consiglio d’Europa che ha indicato che l’Italia non ha fatto abbastanza per garantire il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza a tutte le donne. 

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