Cosa avverrà dopo il 21 giugno?

Si attende il 21 giugno come una data fatidica per le dichiarazioni che farà il Presidente Draghi in Parlamento. Sono soprattutto Salvini e Conte a caricare l’avvenimento di significati politici. Due leader che sembrano aver perso i buoi ed ora cercano le corna. È la sorte di chi si è ritrovato per circostanze del tutto fortuite a gestire consensi elettorali immeritati e ritiene quindi di poter dire e fare ciò che più gli aggrada. Si perde il buon senso e si dicono a giorni alterni cose contraddittorie. Si sta al Governo per criticarlo o per metterlo in evidente difficoltà con la minaccia continua di una possibile crisi. Due leader che devono fare i conti con le proprie contraddizioni e con la rancorosa superficialità dei politici inventati di sana pianta, ma a ben vedere smaliziati col tempo e aggrappati saldamente al potere. Due leader che devono fare i conti con i non pochi problemi interni, assumendo posizioni politiche sul conflitto Russia-Ucraina divergenti o di sottile e sofisticato distinguo da quelle del Governo, dove però hanno le loro ampie e qualificate rappresentanze di partito. Due banderuole che con le loro dichiarazioni fanno ripiombare l’Italia tra le nazioni inaffidabili. Neanche una situazione grave come quella attuale lì fa assumere posizioni coerenti e convergenti, pensando tra l’altro di dire cose intelligenti e sensate. Ma se l’Italia è nell’UE e nella NATO bisogna pur essere coerenti con queste condizioni. Sfarfallare può essere il compito di altri, che devono pur rumoreggiare per campare o per uscire dal dimenticatoio, ma non di leader politici che vogliono definirsi o sentirsi tali. Non è quindi un caso che la Meloni cresce nei consensi elettorali, apprezzata per la coerenza e il buon senso. E allora cosa succederà dopo le dichiarazioni di Draghi? Due possibili scenari: il primo che Draghi accontenterà questi due con qualche buon intento ed amen; il secondo, se ancora prevarrà in questi due pseudo leader l’unico obiettivo che li anima ovvero le elezioni anticipate, è che provocheranno e sanciranno definitivamente una profonda spaccatura all’interno dei propri partiti, facendo generare un’area politica forte e credibile intorno al Presidente Draghi. Renzi, che politicamente è uno scaltro, lo ha già capito da tempo e in modo prematuro ci vuol mettere strategicamente il cappello sopra. Draghi non è Monti e la posta in gioco è talmente alta e di vaste dimensioni che non può essere lasciata a mani inaffidabili e dai comportamenti politici ambigui e altalenanti.

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Aldo Michele Radice
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