Corte penale internazionale: una decisione storica. La CPI ha annunciato di avere giurisdizione sui territori palestinesi

I giudici della Corte penale internazionale, il tribunale internazionale con sede all’Aia, nei Paesi Bassi, hanno deciso che la corte può indagare e giudicare sui presunti crimini di guerra commessi nei territori palestinesi. Sulla questione c’erano dubbi data la condizione particolare di alcuni territori palestinesi che vengono considerati dalle principali istituzioni internazionali come territori occupati da Israele. Il primo ministro israeliano, che nega questa condizione, ha commentato la decisione della Corte sostenendo che sia mossa da «puro antisemitismo» e che la Corte voglia indagare su «falsi crimini di guerra». La procuratrice capo della Corte Fatou Bensouda, nata a Banjul il 31 gennaio 1961, giurista gambiana ha assunto il mandato il 15 giugno 2012. A fine 2019 la procuratrice capo della Corte aveva dichiarato che c’erano sufficienti presupposti per aprire un’indagine per crimini di guerra nei territori della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza. Bensouda aveva nominato sia l’esercito israeliano sia gruppi palestinesi come Hamas come possibili responsabili. Tuttavia, non era chiaro se la Corte avesse o meno l’autorità per aprire un procedimento che riguardasse quei territori. Con la decisione annunciata ora dalla Corte l’indagine potrà probabilmente iniziare. Abbiamo virtualmente incontrato Mariniello per una chiacchierata su quello che sta accadendo, ma soprattutto su quali siano le speranze e le aspettative di persone che sono state vittime di guerra, se in questo senso deciderà la Corte, e che hanno il diritto di essere riconosciute tali. Triestino Mariniello è un avvocato della squadra di legali che rappresenta le vittime palestinesi a Gaza e docente di diritto internazionale alla Liverpool John Moore University. Una decisione immediatamente criticata da Israele che non è membro del tribunale internazionale − la Palestina lo è dal 2015 − e dagli Stati Uniti.

Fatou Bensouda
Di Barbara Schiavulli
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