Conflitto Russia-Ucraina: spunto per una riflessione geopolitica

In molti vorrebbero vedere Putin e Zelensky salire su un ring e darsele di santa ragione in un incontro di pugilato sine die. L’importante è che non ci siano vittime da una parte e dell’altra della barricata. Oppure, chi è contro la violenza, li vorrebbe vedere seduti a un tavolo a giocare a scopa fino all’estremo della sopportabilità umana. In poche parole fatevi una bella giocata a carte e non date fastidio a chi vuole la pace. Sia ben chiaro che nessuno dovrà uscire vincitore e comunque se proprio ci deve essere uno dei due che prevalga sull’altro l’auspicio è che sia Zelensky, non tanto per il suo pensiero politico ma per ciò che rappresenta e cioè l’inviolabilità dei confini di una nazione. Ma cosa potrebbe insegnare la guerra in Ucraina? Le ragioni le ha elencate Ilan Pappé, un accademico israeliano che da decenni si batte per smontare la propaganda del suo stesso Paese. Primo punto. Ci sono rifugiati di guerra buoni e rifugiati di guerra cattivi. L’Europa ha deciso giustamente di aprire le porte a chi scappa dal conflitto ucraino, mentre le chiude ai rifugiati di altre guerre. Il primo ministro bulgaro lo ha detto chiaramente: sì ai profughi biondi, alti e istruiti no alle vittime di guerra pezzenti e di colore. I polacchi li hanno presi subito alla lettera. Entrano i profughi bianchi e biondi ma vengono respinti quelli brutti, sporchi e neri. Secondo punto. L’Iraq si può invadere, l’Ucraina no. I nuovi cultori del diritto internazionale che ora non trovano di meglio per spiegare questa guerra disquisendo su qualche malattia psichiatrica senile di Putin dimenticano che solo nel 2003 Usa e Inghilterra fecero la stessa identica cosa in Iraq: l’occupazione di un Paese al fine di raggiungere le proprie finalità politiche è una pratica introdotta dall’Occidente. Putin si sta adeguando agli standard occidentali. Punto tre. I nazisti non sono poi così male. Nel 2019 il The Nations  scriveva a proposito dell’Ucraina notizie sempre più frequenti di episodi di violenza da parte dell’estrema destra e di erosione delle libertà fondamentali, smentendo l’iniziale euforia dell’Occidente. Si verificano episodi contro i rom, aggressioni sempre più frequenti contro femministe e gruppi Lgbt, censure dei libri e glorificazione dei collaborazionisti nazisti promossa dallo Stato. Il Washington Post sosteneva che mentre continua lo scontro in Ucraina con i gruppi separatisti sostenuti dai russi, Kiev deve fronteggiare un’altra minaccia alla sua sovranità: i potenti gruppi ultranazionalisti di estrema destra. Gruppi che non si fanno scrupoli di usare la violenza per raggiungere i propri obiettivi. Daily sosteneva che vi sono innegabilmente gruppi neonazisti in Ucraina e il fatto che gli analisti possano sminuirlo come propaganda da Mosca è molto inquietante. Oggi chi non lo sminuisce è bandito dai media e la Nato arma i nazisti del battaglione Azov e li addestra direttamente. Quarto punto. Abbattere un grattacielo è un crimine di guerra solo se a farlo è un Paese che non è alleato degli Usa. A Gaza, exclave del territorio palestinese, Israele bombarda i grattacieli un giorno sì e l’altro pure tant’è che hanno anche provato a spacciare le immagini di uno di questi bombardamenti come proveniente dal fronte ucraino, ma contro Israele nessun Paese democratico e liberale ha mai avanzato l’ipotesi di sanzioni e chi si è azzardato a farlo è stato etichettato immancabilmente come antisemita. Se invece non si è antisemita ma neppure russofono e si è stanchi del suprematismo dei media mainstream è necessario attingere dalla controinformazione.

Il conflitto scatenato in Ucraina rappresenta un punto di svolta radicale negli equilibri e nella ripartizione dell’ordine internazionale e come tale, possiamo scommettere, sarà ricordato dagli storici. Secondo alcuni analisti, l’Ucraina è oggi la sede della prima guerra ibrida mondiale condotta indirettamente dagli Usa contro la Russia – la cui massa critica è condensata a Kiev – ma la cui matrice è a Washington che ha istigato il conflitto e che ha messo in campo una serie di misure soffocanti, classificate come “sanzioni catastrofiche”, per strangolare la Russia. Misure queste che, nel loro insieme, hanno permesso agli Usa, Nato e Unione europea di gestire “più guerre in una”: guerra di disinformazione, culturale, ideologica, di civiltà, demografica, cibernetica, manichea, radioattiva, biologica, orwelliana, neo-maccartista, di censura, commerciale, finanziaria, economica, etc. La Russia di Putin è vista ormai come l’antagonista dell’ordine occidentale liberal globalista e come tale deve essere fronteggiata e neutralizzata prima che diventi un pericolo mortale per la vecchia potenza egemone, gli Stati Uniti. Non tutti pensavano che Putin fosse un personaggio dotato di carisma e determinazione, in grado di sfidare l’ordine neoliberista globale non soltanto sul piano geopolitico ma anche da un punto di vista ideologico, come portatore di una visione “radical-tradizionale”. In precedenza Putin era stato considerato uno statista pragmatico che, nell’intento di risollevare il suo Paese, cercava costantemente di trovare un modus vivendi con il mondo occidentale. Tuttavia, la sua posizione è cambiata dopo il 2014, con l’annessione della Crimea. La Russia, sottoposta alla pressione di sanzioni paralizzanti, si è isolata dall’Occidente e coloro che fanno il doppio gioco sono costretti a uscire allo scoperto e vengono classificati come nemici. In questo si può certamente affermare che gli Stati Uniti e l’Europa stanno facendo un enorme favore a Putin, visto che le sanzioni gli danno l’opportunità di tagliare radicalmente la Russia dalla sua associazione economica con l’Occidente, senza subire le conseguenze politiche se questo fosse avvenuto per una propria iniziativa. La Russia sotto attacco è un ottimo schermo per procedere a un completo riassetto della società russa verso un ordine nazionale ispirato a un sistema tradizionale e sociale antagonista di quello liberal occidentale. Un’occasione storica. Grazie alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, Putin potrà ora neutralizzare definitivamente la classe degli oligarchi russi legati a interessi esterni, considerati una spina nel fianco dalla fazione tradizionalista. Le sanzioni hanno anche ridimensionato politicamente quella parte della classe media russa che era economicamente più legata alle imprese transnazionali, ai beni, ai servizi e alle culture occidentali. Questi dovranno rivedere il proprio tenore di vita in senso più russo e meno occidentalizzato. Intanto, Russia e Cina hanno costituito di fatto un blocco antagonista e sono le capofila di un nuovo ordine mondiale visto che entrambe le potenze condividono alcune visioni che si possono dettagliare: “Hanno sfidato l’ordine internazionale, sostenendosi a vicenda dando sostegno diplomatico reciproco per affrontare i loro problemi come quello dell’Ucraina e di Taiwan”; condividono una “identità nazionale con la quale si definiscono in opposizione al Occidente” e, cosa forse più importante, “convengono che l’ordine geopolitico dell’Oriente deve essere opposto all’Occidente, fatto che ha avvicinato notevolmente le relazioni bilaterali”. Esistono molteplici ragioni che inducono ad affermare che l’alleanza russo-cinese sarà duratura. Se i due Paesi consolideranno la loro alleanza, come tutto lascia prevedere, allora sarà l’Occidente a dover venire a patti con il suo nemico e l’Ordine internazionale riceverà una impronta ben diversa dal sistema unilaterale dominato dagli Stati Uniti e da loro alleati e vassalli. Il presidente russo Vladimir Putin ha sottolineato che la Russia non ha intenzione di occupare l’Ucraina, ricordando che le forze ucraine hanno la possibilità di risolvere la situazione senza un’azione militare. “Alle autorità di Kiev, attraverso diversi canali, per evitare spargimenti di sangue, è stato offerto di non impegnarsi in combattimenti, e semplicemente di ritirare le loro truppe dal Donbass. Non volevano farlo – ha detto il leader russo -. Voglio sottolineare che l’Ucraina, incoraggiata dagli Stati Uniti e da un certo numero di paesi occidentali, si stava deliberatamente preparando per uno scenario di forza… il regime filonazista di Kiev potrebbe acquisire armi nucleari nel prossimo futuro per attaccare la Russia”. Intanto, la manipolazione mediatica della propaganda di guerra se ne serve come unità di misura per valutare il grado di democraticità di un Paese. Ed è così che la vicenda della dipendente dell’azienda televisiva russa Marina Ovsyannikova, che ha mostrato in diretta un cartello contro la guerra, è diventato per giorni un atto di eroismo estremo, da apertura di tutti i Tg. Si sono susseguite voci sulla sua sparizione, si è temuto, col fiato sospeso, che l’avessero già uccisa. Le è stata inflitta una multa di 250 euro. Nel contempo, censura totale su un giornalista che davvero ha sfidato il potere, rendendo accessibili a tutti documenti scottanti sulle guerre in Iraq e Afghanistan, sarà estradato senza processo negli USA dove rischia 175 anni, nonostante fosse già stato dichiarato in condizioni pessime di salute e a rischio suicidio. Censura totale sul fatto che a febbraio Zelensky, non tra poche polemiche, aveva chiuso ben tre reti televisive russofone, lasciando al suo istituto Luce l’esclusiva dell’informazione a senso unico. E cosa succede in questa Tv, Ucraina 24? Come riporta Dan Cohen, può accadere tranquillamente che un presentatore possa invocare i metodi di Adolf Eichmann per chiedere il genocidio dei russi. Bambini compresi. Afferma letteralmente: “Uccidendo i bambini, non cresceranno mai e la nazione (la Russia) scomparirà… e spero che tutti contribuiranno e uccideranno almeno un moscovita”. Forse sarebbe opportuno che l’Ucraina diventasse nazione neutrale anche se la 2ª guerra mondiale ricorda quale fu il destino del neutrale Belgio. La Russia deve ritirarsi, l’Ucraina ridimensionare le falangi naziste e proclamarsi neutrale al fine di diventare Stato “cuscinetto” tra Occidente e Oriente.

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