Come si diventa un libro

È la prima edizione della fiera dell’editoria che si è tenuta a Firenze dal 25 al 27 febbraio e io l’ho visitata per voi.
Una manifestazione editoriale come non si vedeva da tempo.

La fiera si presenta costellata di spazi che ospitano le piccole e grandi case editrici, tutti uguali in ampiezza, ma ognuno diverso dall’altro nella sua unicità. Ci sono alcune sale dedicate agli incontri che risultano essere interessanti, coinvolgenti, per nulla noiosi, della durata massima di cinquanta minuti circa. Per partecipare è necessario registrarsi in anticipo.

Ho assistito ad alcuni incontri in cui si è parlato di libri in tv e in radio, con Susanna Tartaro (curatrice e conduttrice su Radio 3 della trasmissione Fahrenheit) e con Giorgio Zanchini (conduttore del programma “Quante storie” su Raiplay)
È difficile parlare di libri sui principali mass media, sono perfettamente d’accordo con loro; credo che i libri creano assembramento, danno vita ad argomenti di cui parlare, magari, sorseggiando una bevanda. Quindi? Quale ruolo possono avere radio e tv per invogliarci a leggere?

Durante un altro incontro, poi, ho assistito alla conversazione tra Sandro Ferri (editore E/O e scrittore) e Luca Briasco (editor presso Einaudi).
“L’editore fa politica culturale.
La politica editoriale è apertura mentale e approccio trasversale.
Il marketing è il vero assassino del libro perché invece di focalizzare l’attenzione sull’importanza del prodotto, si focalizza su come si può vendere il prodotto.
Il marketing uccide l’autore”.
Parole forti, che scuotono gli addetti ai lavori.

Infine, un ultimo incontro ha svelato la rivelazione del lock down:
“Reinventarsi per trovare nuovi modi di comunicare”, queste le parole di Enrico Quaglia (direttore generale presso NW Consulenza e Marketing Editoriale srl). Aggiunge, concludendo, Simonetta Binasi (che su istagram si definisce “cercatrice e misuratrice di letture con il metro da sarto di suo padre” e vi garantisco io che lei è così) che: “Durante il lock down da pandemia da Covid-19, l’Italia è stato l’unico paese europeo a riconoscere il libro come bene indispensabile. Questo ha permesso alle librerie di restare aperte ma non è stato così per le biblioteche. Perché?”
Perbacco, aggiungo io, ha ragione

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Marcella Nigro
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