Camarille, elettori e gli Scevola

Chiunque, quando parla di politica e di come questa è amministrata dai suoi rappresentati certamente parla soprattutto del suo paese, della sua comunità e come questa sia la “peggior rappresentata”. Ognuno è convinto (ma forse semplicemente spera) che la scoperta della magagna del “Palazzo” possa significare scoprire il proprio vaso di Pandora. Tutti parlano dei propri amministratori come “Camarilli” che operano a vantaggio proprio e di qualche amico. Ognuno, alla fine delle sue elucubrazioni, conclude col classico: «Piove governo ladro». Eppure a parlare sono gli stessi che citando un luogo comune e un “come si dice” hanno sfidato anche le condizioni climatiche più impervie pur di recarsi all’improvvisato gazebo di partito dove versando la “volontaria tassa” a beneficio d’esso può votare a favore di quanto gli suggerisce il loro locale rappresentante (membro del “Camarille”). Sempre gli stessi lagnosi non si limitano a inveire con semplici maledizioni verso il pluri arricchito politicante, che voleva liberare il popolo dal fastidio di votare i candidati delle liste elettorali perché lo avrebbe fatto il partito, con ulteriore spirito di sacrificio, una volta ottenuto il consenso da parte degli “stupidotti elettori”. E sempre, tra una lagna e l’altra, tutti insieme, esultiamo per la nuova nomina che “madre Televisione” annuncia con gaudio di questo o quell’altro nome di un nuovo Camarillo non eletto.

“Evviva il nostro salvatore che ci sta sommergendo di tasse e che forse darà un obolo di qualche centinaio di euro alle famiglie con basso reddito”. A quelle stesse famiglie che, sventolando bollette non pagate di acqua, luce, gas e tasse varie, continuano a gridare “Evviva il salvatore della Patria”. Tra i “lagnosi”, però, non si parla quasi mai di riforma delle pensioni, o del fallimento della scuola, malgrado l’intervento delle rotelle ai banchi, oppure dello sfascio della sanità che, un giorno invidiata e imitata da tanti altri Stati, oggi è tra le peggiori e più inefficienti. Bastii pensare che per una radiografia occorrono liste d’attesa che ormai superano l’anno. Ma tutti insieme gridiamo: «Evviva la destra. Evviva la sinistra». Gridiamo “Evviva” anche a chi, per una transazione ufficialmente non richiesta, pretende e ottiene milioni di euro. Che si tratti di armi, di mascherine forse anti covid o di chi sa quale altra cosa.

Luogo emblematico della lagnanza è la Basilicata dove hanno inaugurato l’ennesima fiera degli incarichi amministrativi, quelli ben pagati per intenderci, quelli che sono destinati ai personaggi non eletti ma comunque appartenenti alle Camerille.

Dicono che i lucani si lamentano per queste fiere senza le quali cadrebbero alcune amministrazioni comunali, quella amministrazione regionale e altre a esse legate. Abbiamo capito che “tutto il mondo è paese” e che lo pseudo elettore del Nord, Sud, Centro e Isole comprese, ha dimenticato che in passato, quando l’Italia era il centro del mondo, è esistito un certo Gaio Muzio Scevola che ha inciso il suo nome nella storia con atti eroici e di sacrificio perché altrimenti, sempre il nostro lagnoso elettore, prima di iniziare la sterile lagna si chiederebbe: «Ma è giusto che io abbia ancora due mani, dopo aver votato?».

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Rude Clava
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