Basilicata. L’assessore regionale Gianni Rosa: «Oggi parlo io». Risponde alle prese di posizione da parte di OdG, Assostampa, Sindacati e politici dopo il twitter contro Grasso

Riceviamo e pubblichiamo.

“La mia moralità non si tocca e non permetto a nessuno di metterla in dubbio. È ora di tornare al merito, dopo aver assistito all’inutile teatro farsesco messo in piedi dai ‘detentori della verità assoluta su una vicenda che poco ha a che fare con la politica, i fascisti, il modo di esprimersi di un rappresentante di una istituzione, la libertà di stampa e il mancato cambiamento. ‘Espressioni altisonanti’ con le quali si offre solidarietà ad un triste quadretto del passato alimentato proprio da quella politica che oggi insorge. Si invoca la libertà solo per nascondere un maldestro tentativo di bloccare la mia attività di assessore, con l’ennesimo attacco alla mia persona. I ‘detentori della verità’, che hanno scomodato anche la Costituzione, non a caso, nulla dicono sull’accusa mossa verso di me di ‘inciucismo’ cioè sul fatto che avrei preso accordi sottobanco con le compagnie petrolifere. Cosa grave. Gravissima. Per me, che non appartengo alla politica delle connivenze. Parlano di ‘intimidazione’ buttando, come al solito, tutto sullo spauracchio del fascismo e per farlo strumentalizzano persino un’espressione dialettale (e per la cronaca, evidenzio che il maiuscolo non è stato per intimidire, come improvvidamente interpretato, ma obbligatorio per poter evidenziare le E fonetiche da quelle mute – e). Lo sanno anche le pietre che proprio perché non sono ‘inciucista’ e non ho mai fatto parte di quella politica che sguazza negli ‘inciuci’ mi sono attirato le ire di alcune lobbies. Lo sanno anche le pietre che, proprio per quel cambiamento che sto portando avanti (come ad esempio il lavoro sul piano paesaggistico) da mesi vengo attaccato quotidianamente e sempre dagli stessi soggetti che difendono esclusivamente interessi personali nel campo dell’eolico e che auspicano una sua gestione quanto più possibile priva di regole. E ciò danneggia anche quegli imprenditori che vogliono regole chiare per poter operare in tranquillità. E lo sanno anche le pietre che se mi offendi (gratuitamente, perché se la critica giornalistica si fonda sulla verità, dovrebbero anche dire in cosa consista l’inciucio) io non faccio del vittimismo, non mi faccio difendere da altri, io sbatto in faccia la verità: quando, dove, perché e con chi ho inciuciato? Sono parole pesanti se correlate alle compagnie petrolifere in una regione come la nostra. Sono illazioni? E se sì, e io so che lo sono, allora non lo permetto. Anche la satira, anche la critica politica e giornalistica devono essere fondate sulla verità. Ci vogliono le prove e non solo i desideri di qualcuno; qualcuno che, evidentemente, vorrebbe che quel cambiamento che sto mettendo in atto in difesa del nostro territorio non ci fosse. Ma se quella in discussione è la libertà di stampa e di parola, ricordatevi che la condizione di quella libertà è il dovere del rispetto della verità. E in questa faccenda, di verità non ce n’è. Si tratta solo di denigrazioni gratuite che non sono consentite per il solo fatto che a dirle è un giornalista. Il mio non è stato un attacco alla libertà di stampa. Mi spiace se l’Ordine dei giornalisti ha pensato il contrario. Io sono quello che ha sempre parlato a tutti giornali, senza differenze proprio perché credo nella libera informazione, nella critica e nella funzione della stampa quale pungolo sulla politica. Ma l’informazione è il racconto di fatti. La critica come sprone del politico a fare meglio presuppone un racconto dei fatti quantomeno veritiero.
Qui, nelle parole del giornalista, di fatti non ce ne sono. Sono attacchi reiterati e denigratori. Chiamarla satira sarebbe trasformare i pettegolezzi in alto giornalismo. Le espressioni usate contro la mia persona sono prive di fondamento, ma non per questo meno offensive e diffamatorie. Espressioni che, come evidenziato anche dall’avvocato del giornalista, saranno valutate da chi di dovere. Agirò per difendere il mio onore. Io accetto qualsiasi critica che però non metta in dubbio un valore per me imprescindibile, la moralità. Per me, che non appartengo alla politica delle connivenze, è molto più grave che essere definito ‘claudicante’ in italiano. E più ‘detentori della verità assoluta” affermano che ho cercato di intimidire un giornalista e più dimostrano di essere loro quelli che cercano di intimidire me chiamando a raccolta le truppe cammellate. Si sono schierati in difesa di chi, da mesi, si presta a tentavi, vani, di fermare la mia attività amministrativa con l’ennesimo attacco alla mia persona. Ne prendo atto. Ripeto per i duri di orecchie: il mio non è stato un attacco alla libertà di stampa. Lo so io, lo sa il giornalista in questione, lo sa chi, oggi, ha urlato alla violenza fascista per attaccare me per motivi che tutto riguardano tranne la libertà di esprimere la propria opinione. Se l’Ordine dei giornalisti trova fatti e riscontri, in certi articoli, me lo faccia sapere. Altrimenti, s’interroghi sulla deontologia professionale di chi li scrive. Magari dopo avere verificato se la proprietà del giornale ha, guarda caso, intetessi nell’eolico. Sì, il cambiamento in politica, in Basilicata è questo, almeno per quanto di mia competenza: è finita l’epoca in cui la politica ambientale andava al rimorchio degli interessi di pochi”.

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