Arpa di Basilicata. «Il direttore generale eserciti il proprio ruolo con imparzialità e serietà ponendo fine a un uso politico e militante delle proprie funzioni»

di Angelo Summa*

Lascia perplessi la comunicazione fatta sui social, seppure su un profilo personale, dall’avvocato Antonio Tisci, uno dei massimi dirigenti regionali, a capo di una agenzia così complessa e cruciale come l’ARPA Basilicata. Agenzia che per ruolo, funzioni, competenze ha bisogno della massima attenzione e di delicati rapporti istituzionali e di confronto. Eppure, nonostante le problematiche ambientali di un territorio così articolato e la direzione di un Ente con così elevate complessità, il suo direttore trova il tempo per essere sempre sui canali di comunicazione social a far “sentire” la sua presenza e il suo pensiero, con parole imbarazzanti che spesso confliggono con il suo ruolo pubblico e istituzionale e che squalificano di riflesso l’immagine dell’Agenzia. Pensieri e parole che spesso nulla hanno a che vedere con il suo ruolo pubblico e istituzionale. Un ruolo delicato che dovrebbe includere, oltre ovviamente alla competenza, terzietà ed equilibrio. Doti che sembrano essere sconosciute all’avvocato Tisci, direttore dell’ARPAB. Post pubblici da militante di partito e da revisionista storico che fanno indurre a pensare che anziché dell’ARPAB pensi di essere direttore dell’Istituto di storia patria o di studi storici e politici. Il suo mandato prevede quello della riforma e dell’ottimizzazione del funzionamento dell’Agenzia, ma l’attenzione del direttore sembra più concentrata sulla revisione del pensiero, condizionando di conseguenza, in maniera insidiosa, i comportamenti sia all’interno che all’esterno dell’Agenzia, facendo coincidere di fatto e con prepotenza il profilo privato con il ruolo di decisore pubblico. Sarebbe opportuno che un funzionario pubblico di così importante rilievo si concentrasse per svolgere al meglio il compito a cui è stato chiamato e per il quale è retribuito. Un ruolo pubblico carico di responsabilità cui dovrebbero corrispondere altrettante qualità istituzionali che non ci pare ravvisare nelle plurime sortite da Tisci.  Anzi, egli tende ad aprire fronti, provocare scontri con esternazioni di parte, annoverando nei suoi ricordi “storici” anche la CGIL, sindacato con cui, in qualità di direttore dell’ARPAB, dovrebbe avere relazioni sindacali improntate alla terzietà e imparzialità. La mera ricostruzione di alcuni suoi post pubblici, su basi discutibili e figlie di un impianto ideologico ben definito, va in direzione esattamente opposta alla ricostruzione storica della memoria finalizzata a rafforzare e consolidare la coesione fra i popoli e la democrazia. In una fase così delicata della storia del nostro Paese ci si aspetta dalle istituzioni e dai suoi rappresentanti atti di responsabilità e non operazioni di revisionismo storico, ricolmi di significati con fini politici fin troppo evidenti. Il Giorno del ricordo ha una portata di gran lunga superiore agli usi strumentali e indegni che qualche nostalgico tenta ogni anno in questo giorno, una data che ha ancora vivo il dolore delle ferite aperte dai nazionalismi.  Di qui il grande valore simbolico di avere scelto come capitale della cultura europea 2025 le città di Gorizia e di Nova Gorica.  Con forza va rammentato a tutti che nessun dialogo sarebbe mai potuto avvenire se in Italia non fosse stato sconfitto il fascismo, grazie al sacrificio di tanti, donne e uomini, in nome di un ideale di libertà e eguaglianza, richiamato nella nostra Costituzione. Questo è lo spirito sotteso all’istituzione del giorno del ricordo; ricordarlo come ha fatto il direttore Tisci significa al contrario tradirne il senso.

*Segretario generale Cgil Basilicata

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