Ampio sì, giammai profondo

Per godere di un grande consenso è necessario lavorare sull’ampiezza, giammai sulla profondità. Più ti riesce di essere profondo e meno consenso ti ritrovi. La regola è di una tristezza infinita ma è una regola che funziona. Prendi un politico, fagli dire una stupidaggine qualsiasi, nell’ambito del suo livello di operatività, e voleranno applausi.

Se lo stesso politico esprimesse un concetto profondo o rivelasse una verità, comincerebbe a essere o invasivo o trasparente fino alla irrilevanza.

Un messaggio profondo non è tale anche nella sua diffusione, si arena subito, tocca pochissimi.

Ma dell’ampiezza io diffido in maniera radicale. Berlusconi è stato un pioniere della comunicazione ampia e leggera, se non evanescente. E ha funzionato così bene che ora lo sono tutti, ampi comunicatori. Che è un po’ come non comunicare nulla o aria fritta. Il numero di persone raggiunte compensa la qualità delle persone raggiunte.

All’ampiezza della comunicazione, che, come detto, deve essere meno che basica per essere appunto ampia, si aggiunge la monotonia della stessa, oltre al suo martellamento ossessivo.

L’esempio è di tutti i giorni. Che vaccinarsi possa essere un bene potrebbe essere una cosa tanto scontata da non essere necessario ribadirla ogni istante della giornata. Se, invece, si arriva a tanto, si tracima nella propaganda. La propaganda è nemica giurata del senso critico, della logica, della critica, quindi dell’intelligenza. Sa essere, alla fine, così corrosiva, da attingere proseliti anche fra gli intelligenti, facendo leva sull’isolamento nel quale irrimediabilmente cadono gli intelligenti, in genere, i riflessivi, sempre.

La propaganda si combatte, però, solo con altrettanta propaganda. L’esito è l’azzeramento della discussione costruttiva, del dibattito, arrivandosi a concepire solo la rissa.

Una persona per bene, mediamente intelligente, sulla bontà dei vaccini è portata a dire “va bene, mi vaccino, ora basta, però, parliamo d’altro”. Se invece il cicaleccio continua, quella persona mediamente intelligente, che si è vaccinata, comincia a sentirsi nemica di chi non lo fa, e viceversa. Le due propagande hanno creato due gruppi di mostri che riescono a convivere solo combattendosi, sebbene in maniera impari.

Non v’è chi non veda come il risultato fosse, da subito ben prevedibile e ciò nonostante perseguito.

E allora occorre chiedersi: perché?

Io credo che il perché sia rinvenibile solo nella paura della discussione che, operando come la goccia sulla roccia, scopre sempre cosa c’è sotto, scopre bugie, tattiche, errori, responsabilità.

Ho saputo che medici e infermieri che iniettano i vaccini, guadagnano in maniera spropositata. Io li credevo volontari, da fesso autentico, infatti pensavo che uno stato di tragedia come una pandemia facesse mettere da parte gli interessi personali, almeno un po’. Se fosse vero significherebbe che potrebbero far parte della guerra fra propagande parteggiando per chi paga meglio. Vista così, la situazione, è maleodorante. Ma questa è una riflessione che prova, con umiltà, a essere profonda più che ampia, quindi si fermerà al primo ostacolo, al primo “eccone arrivato un altro”. Lo so. Me ne frego, però. Tanto l’ampiezza della comunicazione non è talmente ampia da coinvolgermi, almeno per ora, dopo un altro paio di vaccini, francamente, non so. Vedremo.

Per ultimo: la propaganda riesce a fare proseliti in maniera esponenziale. Ogni giorno ne arriva uno nuovo con la sua bella lavagna di slogan scritti sopra. Qualcuno non ci guadagna neppure, ma chissà, spera, un domani qualcuno si accorge di me e mi offre uno strapuntino. Una maniera moderna e globale di chiedere l’elemosina. Potenziali mercenari, la ragione e la dignità al migliore offerente. Un vero investimento.

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Luciano Petrullo
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