Ambasciatore e carabiniere uccisi in Congo. Secondo l’autopsia sono morti in un conflitto a fuoco, non è stata un’esecuzione

Non in un’esecuzione ma in un conflitto a fuoco sarebbero morti l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci nel corso di un tentativo di sequestro. E’ quanto emerge dai primi risultati delle autopsie eseguite al Policlinico Gemelli sui corpi dei due italiani morti nella Repubblica Democratica del Congo. Quattro colpi in totale hanno ucciso l’ambasciatore e il carabiniere, raggiunti da due colpi ciascuno. L’autopsia, durata oltre cinque ore, ha evidenziato che i colpi hanno trapassato i corpi da sinistra a destra. L’ambasciatore Attanasio è stato colpito all’addome e dalla tac non è emersa la presenza di residui metallici all’interno del corpo. Il carabiniere Iacovacci è stato raggiunto invece da un primo colpo nella zona del fianco e da un secondo alla base del collo dove è stato trovato un proiettile integro di un Ak47. Inoltre sono state riscontrate fratture multiple all’avambraccio sinistro, un elemento che fa ipotizzare che il proiettile abbia colpito prima l’arto e poi il collo. I pm della Procura di Roma per ricostruire la dinamica dei fatti hanno disposto ulteriori esami balistici. I funerali di Stato dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci si terranno domani mattina alle 9,30 nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli. Venerdì si celebreranno le esequie del militare nella sua città, Sonnino (Latina). La cerimonia è in programma alle 14,30 nell’Abbazia di Fossanova, dove lunedì scorso padre Andrea David gli aveva dedicato un momento di preghiera.

La ricowstruzione dei fatti

“La mattina del 22 febbraio, tra le 10 e le 11 locali, il convoglio del Pam su cui viaggiavano” l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci “è stato attaccato da uomini dotati di armi leggere” mentre “percorreva la strada N2 in direzione di Rutshuru”. Il ministro degli Esteri Luigi di Maio, nell’informativa alla Camera, ricostruisce l’agguato avvenuto in Congo. “L’ambasciatore – ha proseguito Di Maio – era arrivato a Goma venerdì 19 con un aereo della missione Onu Monusco. In base alle prime ricostruzioni, che devono essere sottoposte al vaglio degli inquirenti, la prima autovettura del convoglio del Pam, su cui viaggiavano le vittime, sarebbe stata oggetto di colpi di arma da fuoco”. Del convoglio “facevano parte, oltre all’ambasciatore e al carabiniere, anche 5 membri del Pam, tra cui il vice direttore per il Congo Rocco Leone”. “Il convoglio è stato attaccato alle 10,15 all’altezza del villaggio di Kanya Mahoro, nei pressi di una località chiamata ‘Tre Antenne’. Il gruppo, formato da 6 elementi, avrebbe costretto i mezzi a fermarsi ponendo ostacoli sulla strada e sparando alcuni colpi di armi leggere in aria”, ha affermato ancora il ministro. In un “video si intravedono le fasi iniziali dell’evento con gli spari degli aggressori e la gente che getta a terra moto e biciclette con tutto il carico per allontanarsi”. “Il Governatore del Nord-Kivu ha confermato – ha proseguito Di Maio – che i sei assalitori, dopo aver sparato colpi in aria e bloccato il convoglio, hanno ordinato ai passeggeri di scendere dai veicoli. Il rumore degli spari ha allertato i soldati delle Forze Armate congolesi e i ranger del parco Virunga che, trovandosi a meno di un chilometro di distanza, si sono diretti verso il luogo dell’evento”. Dopo aver ucciso l’autista del Pam “per costringere le loro vittime a lasciare la strada ed entrare nella boscaglia”, gli assalitori avrebbero condotto il resto dei membri del convoglio nella foresta”, secondo le prime ricostruzioni dei fatti arrivati dalle autorità locali della Repubblica democratica del Congo e secondo gli elementi raccolti finora dal Pam. “Poco distante dal luogo dell’evento era appunto presente una pattuglia di Ranger dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura, di stanza presso il vicino parco di Virunga e un’unità dell’Esercito, che avrebbero cercato di recuperare i membri del convoglio”, ha proseguito Di Maio. “Nelle fasi immediatamente successive, secondo quanto dichiarato dal Ministero dell’Interno congolese, nel momento in cui la pattuglia di Ranger ha intimato agli assalitori di abbassare le armi, o semplicemente ha mostrato le armi al seguito, questi ultimi avrebbero aperto il fuoco contro il militare dell’Arma dei Carabinieri, uccidendolo, e contro l’Ambasciatore italiano, ferendolo gravemente. La pattuglia di Ranger e l’Unità dell’Esercito successivamente avrebbero evacuato l’Ambasciatore italiano presso l’ospedale Monusco di Goma, dove sarebbe avvenuto il decesso a causa delle ferite riportate nell’attacco. A riguardo, si specifica inoltre -ha aggiunto Di Maio – che il responsabile del convoglio avrebbe negoziato con gli assalitori per allontanarsi dall’area e portare i feriti in una zona sicura”. “L’imboscata” di lunedì nella Repubblica democratica del Congo “è avvenuta in una regione dal contesto securitario assai fragile” in un Paese che “incarna alcune delle contraddizioni del continente africano, enormi ricchezze naturali, povertà e violenza”, ha detto ancora DI Maio. Nella regione orientale del Paese, ha proseguito, “si contano oltre 120 gruppi armati, proliferano autorità paramilitari e forze ribelli, che da decenni si contendono il controllo del territorio, alimentando un’economia informale di guerra che vive dello sfruttamento illegale delle risorse minerarie, di contrabbando ed estorsioni”. “In qualità di capo missione, l’ambasciatore Luca Attanasio aveva piena facoltà di decidere come e dove muoversi all’interno del Paese”, ha sottolineato ancora Di Maio il quale ha ricordato la distanza di circa 2.500 chilometri tra Kinshasa e Goma e ha riferito che “l’ambasciatore e il carabiniere si sono affidati al protocollo delle Nazioni Unite, che li ha presi in carico fin da Kinshasa, su un aereo della missione Onu Monusco, per il viaggio fino a Goma”. “La missione si è svolta su invito delle Nazioni Unite”, ha aggiunto, puntualizzando che “quindi anche il percorso in auto si è svolto nel quadro organizzativo predisposto dal Programma Alimentare Mondiale”.

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