A quale santo affidarsi

Non c’è più un giorno che non si di parli in TV di magistratura. Le persone sono disarmante, increduli per ciò che sta succedendo nei palazzi di giustizia. Forse di questo termine rimane solo il suo significato più recondito nelle enciclopedie. Quando la melma dilaga nei luoghi dove la verità, la correttezza delle procedure dovrebbero primeggiare e garantire l’imparzialità dei comportamenti istituzionali e professionali, allora possiamo senza ombra di dubbio affermare che la degenerazione civile è la dominante di una società malata, incancrenita e priva di moralità collettiva. E di cosa ci possiamo come cittadini lagnare quando si consente ai Palamara di intervenire in tutte le trasmissioni televisive a difendere l’indifendibile, senza provare vergogna di quanto con tanta spregiudicatezza ha commesso? Quando i luoghi della giustizia sono violati, abusati dagli stessi che dovrebbero difenderli cosa rimane nell’opinione della gente comune? Sicuramente la incredulità, lo scoramento, il non credere più nelle istituzioni pubbliche. Oggi siamo accerchiati dagli Amara e dai Palamara, invasi quotidianamente da scandali e da malaffari e da faccendieri spregiudicati. Però guai ad incappare in un magistrato di tal fatta, la vita di una persona viene distrutta solo per aver ricevuto un avviso di garanzia e ci vogliono anni prima di dimostrare la propria innocenza. Guai poi ai cittadini che denunciano scorrettezze, se non addirittura atti illeciti, sono loro a essere messi sotto inchiesta. La legge sembra tutelare chi delinque, chi aggredisce e malmena a casa altrui, chi rapina, chi uccide. E poi ci si chiede perché le persone si girino dall’altra parte quando assistono a un reato. La gente non si sente affatto tutelata e non crede più in quelle istituzioni che dovrebbero essere dei simulacri di verità e di giustizia. Eppure bisogna credere a chè questo cancro malefico vada estirpato perché c’è chi ancora ha come riferimento i Falcone, i Borsellino, i Livatino e i tanti magistrati trucidati dalla malavita e non solo. Saranno però capaci gli attuali partiti, o quello che di loro rimane, e gli attuali rappresentanti parlamentari a produrre atti che possano definirsi decenti? Ai posteri l’ardua sentenza.

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