A Chernobyl la Russia è stata «irresponsabile»

Tra i momenti più complicati e temuti dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, soprattutto nei primi giorni, c’è stata l’occupazione dell’ex centrale nucleare di Chernobyl, gravemente danneggiata nel noto disastro del 1986 e da allora gestita dall’Ucraina. A fine marzo le truppe russe hanno infine lasciato l’area dell’ex centrale, che è tornata nuovamente sotto il controllo delle forze ucraine: in questi giorni però stanno emergendo sempre più prove del fatto che i russi abbiano usato molta poca cautela mentre si trovavano in uno dei posti più insicuri e pericolosi al mondo.

Come ha sintetizzato in maniera efficace Valeriy Simyonov, responsabile della sicurezza del sito di Chernobyl, i russi “sono arrivati e hanno fatto quello che hanno voluto”. “Abbiamo cercato di avvertirli che era pericoloso, ma ci hanno ignorato”, ha detto Simyonov in un’intervista al New York Times. La ex centrale di Chernobyl si trova un centinaio di chilometri a nord di Kiev, nel nord dell’Ucraina, vicino al confine con la Bielorussia. All’inizio dell’invasione alcune truppe russe avevano occupato la cosiddetta zona di alienazione della centrale, ovvero l’area che si trova nel raggio di circa 30 chilometri dall’impianto e che fu istituita in seguito al disastro del 1986. Nelle settimane successive avevano continuato a intensificare la loro presenza nella zona, apparentemente senza dedicare grandi attenzioni alla sicurezza propria e delle persone che vivono nell’area.

In base ai racconti del personale ucraino del sito, i soldati russi si spostavano nella zona con bulldozer o carri armati, spesso senza indossare protezioni e rischiando di sollevare polvere radioattiva nella cosiddetta ‘Foresta rossa’, un’area circostante al sito con livelli altissimi di radioattività. A fine marzo la vice prima ministra ucraina Iryna Vereshchuk aveva detto che l’occupazione dell’area da parte della Russia era un gesto “irresponsabile” e che avrebbe potuto avere conseguenze molto gravi in tutta Europa. In un messaggio condiviso sul suo canale Telegram, Vereshchuk aveva scritto che l’esercito russo trasportava “ogni giorno tonnellate di razzi, granate e munizioni” che venivano depositate nella vicina città di Pripyat, ignorando il fatto che una fortuita esplosione durante il trasporto avrebbe potuto danneggiare le strutture costruite per assicurare l’isolamento della centrale e provocare la fuoriuscita di sostanze radioattive che avrebbero potuto contaminare non solo l’Ucraina ma anche altri paesi europei.

Durante il ritiro le truppe russe hanno invece fatto saltare in aria un ponte all’interno dell’area di alienazione, disponendo nella zona attorno alla ex centrale filo spinato, trappole e mine antiuomo, due delle quali sono state pestate da soldati ucraini. Simyonov ha raccontato anche che un soldato russo ha maneggiato senza guanti una barra di cobalto-60, un materiale estremamente pericoloso, che era custodita in un deposito: nel giro di pochi secondi il contatore Geiger, lo strumento che misura la radioattività, aveva segnalato livelli altissimi. Non si hanno informazioni sulle condizioni di salute del soldato.

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