Vivere in campagna e vivere in città… i paradossi della mobilità sostenibile

Nell’antica Roma, capitale dello sterminato impero romano, vivere in campagna era già considerato un beneficio che pochi eletti potevano permettersi di fronte ai problemi, diremmo oggi di urbanizzazione selvaggia, che un agglomerato cittadino comportava. La situazione in cui ci troviamo oggi presenta analogie simili che ritroviamo nei quotidiani ritmi di vita della società globale con le sue evidenti contraddizioni.

Lo spazio che occupiamo sia come individui dotati di una certa massa sia quello che ci circonda, ci sta sempre più stretto. La pandemia stessa ci costringe a dilatarlo ulteriormente e dovrebbe suggerirci alcune considerazioni di non poco conto che la stragrande maggioranza della popolazione ignora volutamente o inconsciamente, plagiata dall’ossessivo bombardamento mediatico a cui è sottoposta.

La campagna in generale ha sempre offerto ampi spazi, ma occorre anche dire che tale disponibilità fosse intimamente collegata al sostentamento materiale per sopravvivere, e dovendo fare di ogni necessità virtù lo spazio veniva contingentato al massimo com’era naturale che fosse.

Oggi invece in modo prioritario deve consentire la massima mobilità e soprattutto ricovero all’auto che si possiede e le cure di cui abbisogna, per un sostentamento a dir poco paradossale che la società consumistica c’impone. Ed ecco che spunta come un miraggio il concetto di sostenibilità. ambientale intimamente connesso alla mobilità, ma siamo sommersi dai rifiuti che ognuno può apprezzare osservando la mole di spazzatura d’ogni genere che sommerge sia i territori cosiddetti rurali a ridosso delle città che le stesse città. Assistiamo quasi per un contrappasso  dantesco  a processioni d’individui che conferiscono spazzatura, (nel bel tempo che fu occorre ricordare ai nostri burocrati tecnocratici si conferivano lauree), dalla città alla campagna e viceversa! E sempre in obbedienza alla mobilità sostenibile, preoccupandosi di non investire cinghiali vaganti,  pure  in cerca di sopravvivere, a scapito dell’incolumità dell’auto non certo dei danni a chi pratica l’agricoltura, novello Catone, né attento a non investire col suo mezzo superaccessoriato un qualche piccolo animale!

Inoltre per tranquillizzarci sulla sicurezza ambientale, vietano a chi abita nelle campagne l’abbruciamento delle sterpaglie o altro attenendosi con scrupolo linguistico e beneplacito dell’Accademia della Crusca ai canoni della lingua italiana visto l’elevato spessore culturale dei cittadini che vivono in campagna, mentre raccomandano ai campagnoli che invece hanno scelto di vivere in città nientedimeno, in ossequio alla sostenibilità ambientale di trasformare balconi e terrazze in giardini pensili o addirittura orti, per un rimando ancestrale alle origini!

Non ci resta che rimpiangere l’equilibrio entropico del buon asinello!

Michele Vista
Michele Vista
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