Versatilità del prefisso mèta…ma attenti al… verso!

In questi ultimi tempi spopola nell’informazione mediatica e pubblicitaria la parola Metaverso ghiotta occasione per produrre fiumi di parole inutili, specchi per allodole della ormai super inflazionata realtà virtuale, mascherando gli enormi profitti a cui mirano i colossi finanziari che investono in questo settore.

Nell’ambito più strettamente scientifico le cose possono assumere tutt’altro significato e ci rimandano necessariamente alla fin troppo acclarata dicotomia tra la scienza e le sue applicazioni pratiche, diversamente: il ruolo sociale della scienza.

Nel linguaggio scientifico e non il prefisso meta ci aiuta a differenziare meglio svariati concetti o termini nel loro significato, non avviene lo stesso con il Metaverso che nel voler dire troppe cose finisce per non dire nulla di concreto, nel sociale è analogo alla metaignoranza che oggi predomina nelle cosiddette società più avanzate. Si guarda nella scienza al solo  aspetto strumentale invece di cercare quella dotta ignoranza che il filosofo Nicola Cusano così definiva: «Nessun’altra dottrina più perfetta può sopraggiungere all’uomo (anche più diligente) oltre quella di scoprire di essere dottissimo nella sua propria ignoranza: e tanto più uno sarà dotto, quanto più si saprà ignorante».

Tutto ciò significa pensare la stessa natura umana che solo se è cosciente della sua limitatezza può aspirare alla conoscenza. Purtroppo si bada esclusivamente ad un uso irrazionale della scienza e le conseguenze di fronte ai limiti invalicabili che la crisi energetica c’impone ne forniscono un esempio illuminante.

Le possibilità che il progresso scientifico offre sono enormi se inteso come stimolo a risolvere determinati problemi anziché crearne altri. La nostra sfera neuronale, i suoi meccanismi d’azione nel gestire la vita di un organismo vivente hanno una complessità evolutiva notevole, che potrà senz’altro essere indagata al  meglio a seconda dei casi, e la robotica incuneata in questa direzione è solo agli inizi, generalizzarne l’aspetto ludico più che virtuale è roba da poco. La fantasia di un soggetto pensante ha ben altro spessore nella realtà vera.

Facciamo ora un esempio chiarificatore: impugnare una zappa e dissodare il terreno che valore ha nella realtà e quale invece nel mondo virtuale o più esattamente nel Metaverso? Unica plausibile risposta potrebbe essere citando Lev Tolstoj: «Solo col lavoro agricolo può aversi una vita razionale, morale. L’agricoltura indica cos’è più e cos’è meno necessario. Essa guida razionalmente la vita. Bisogna toccare la terra». Se poi addirittura si potrà impiantare nel cervello un chip, secondo il magnate dei social Elon Musk, la connessione mentale chissà dove potrà condurci in un futuro prossimo che speriamo il più lontano possibile!

Michele Vista
Michele Vista
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