Vaccini desensibilizzanti contro l’allergia a vespe e api

Fine ottobre e… temperature estive. Se la crisi climatica costituisce sempre più un’emergenza, evidente è anche l’impatto sulla presenza di insetti come api, vespe e calabroni, e sulla durata dei periodi maggiormente a rischio per i soggetti allergici. È questo il caso delle vespe e, in particolare della Vespa Orientalis (vespa molto simile al calabrone), la cui presenza è stata segnalata in maniera preoccupante in alcune zone del nostro Pese in questi giorni e nelle scorse settimane. Fortunatamente però, contro reazioni individuali pericolose (shock anafilattico, ovvero un grave calo di pressione che può avere anche esiti fatali) esiste una vaccinazione specifica, chiamata in termini tecnici immunoterapia desensibilizzante per bambini e adolescenti con diagnosi di allergia grave al veleno di imenotteri (vespe, api, calabroni).

«L’allergia al veleno di insetti come vespe, api e calabroni consiste in una reazione esagerata dell’organismo alla loro puntura» spiega il professor Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma, centro attivo per la vaccinazione in età pediatrica. «Accade infatti che, oltre a quella che è una reazione comune, caratterizzata da rossore, un po’ di bruciore, fastidio e prurito nella zona presa di mira dall’insetto, si verifichi una vera e propria allergia. In questo caso i sintomi, molto seri e che richiedono un intervento immediato (chiamare immediatamente il 118) sono: orticaria, gonfiore alla gola e alle labbra, asma, fino ad arrivare allo shock anafilattico». Le punture di imenotteri scatenano reazioni allergiche in circa 2 persone su 100. Fortunatamente, tra i bambini il fenomeno è molto meno frequente che negli adulti. Tuttavia, proprio a causa del veleno di insetti, ogni anno in Italia muoiono da 5 a 20 persone (tra adulti e bambini).

L’immunoterapia desensibilizzante, comunemente chiamata “vaccinazione”, è una terapia salvavita per tutti i bambini e i ragazzi ad alto rischio di shock anafilattico o di reazioni allergiche di medio-alta intensità. «Concretamente – spiega Fiocchi – la vaccinazione consiste nell’inoculazione sottocutanea di dosi via via crescenti del veleno dell’insetto a cui si è allergici. Si parte dunque da dosaggi estremamente bassi che vengono aumentati in maniera graduale. L’obiettivo è quello di scongiurare gravi reazioni tramite un adeguamento graduale alla presenza del veleno per raggiungere una soglia di tolleranza. La somministrazione del vaccino, che mette al riparo da serie manifestazioni post puntura già dopo dodici mesi, prevede una durata di cinque anni. L’effetto si mantiene poi generalmente per numerosi anni dopo la sospensione della cura».

Sottoporsi all’immunoterapia desensibilizzante significa rivolgersi a un centro allergologico altamente specializzato. «La procedura – conclude Fiocchi – deve essere ovviamente eseguita sotto stretta osservazione medica e in presenza di un anestesista-rianimatore, pronto ad intervenire in caso di necessità. Per accedere al servizio, occorre richiedere al proprio pediatra (medico di famiglia), una “visita allergologica”. Il discorso vale infatti anche per gli adulti. A quel punto saranno gli specialisti, a seconda della situazione specifica individuale, a valutare l’approccio più corretto. Nel caso venga ritenuto utile, verrà indicato il centro specialistico più vicino a casa, visto che la diffusione di questo servizio non è così capillare su tutto il territorio italiano».

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