Un monumento alla burocrazia italiana in ogni piazza. Raccolta di firme

Ho continuamente rapporti, per motivi di lavoro, con le pubbliche amministrazioni e posso certificare, almeno per quanto riguarda i ministeri, la Regione Basilicata e il Comune di Potenza, che sono esperienze indimenticabili.

Indifferenti, se non superiori, a qualsiasi dettato normativo, veleggiano a un’altezza frequentabile solo dalle aquile. Sono imperturbabili, inattaccabili, indifferenti. Qualche cedimento lo mostrano solo quando corrono il rischio di dover dar conto del loro operato, più spesso del loro mancato operato, come un qualsiasi mortale, di fronte a una qualche autorità. In questi casi una lievissima increspatura riga loro il volto, per il resto impassibile, ma la sanno lunga e difficilmente mostrano inquietudine. Bluffano, con un lieve sorriso sulle labbra tipico di chi, davvero, non ha niente da farsi perdonare. Sanno che difficilmente la vittima della loro incuria sporgerà denuncia e se lo farà, raro che colga seriamente nel segno. Ogni tanto, però, uno paga per tutti.

Sanno, quindi, che la statistica gioca a loro favore e perseverano.

Difatti pare che solo un caso su diecimila finisca sui tavoli di chi controlla o dovrebbe farlo.

La loro ineffabile trascuratezza, nello svolgere le funzioni tempestivamente, dovrebbe comportare responsabilità anche disciplinari, ma, come si sa, cane non morde cane, talché ciccia, e chissenefrega delle vittime.

Dante avrebbe potuto destinare loro un girone specifico, quello degli indolenti, appunto. Magari discutibile è solo la collocazione del girone: l’inferno potrebbe sembrare troppo, a un occhio italiano, non così a un occhio tedesco, statunitense o giapponese; il purgatorio sarebbe scelta tipicamente italiana, perché abbiamo fatti tutti il militare a Cuneo, per definizione, mentre il Paradiso può sembrare troppo, ma non a tutti, perché un’indolenza eccellente potrebbe addirittura sembrare un dono divino.

Andrebbe comunque celebrata la indolenza della burocrazia italiana, con un monumento in ogni piazza, chiara e inequivocabile virtù italiana, amante del lento in genere, delle sieste programmate e di quelle estemporanee. C’è chi vede, in cotanta superiorità, i segni del sacro, le stimmate dell’eroe del manicotto che non fa consumare le maniche della giacca o, di questi tempi, la lana del maglione.

Senza chissà che Italia avremmo. Sicuramente migliore, perbacco. Ma a noi piace soffrire, la via dell’efficienza ci terrorizza, la semplicità e la qualità della vita ci fanno inorridire. È così bello rimandare, evitare di fare, delegare ad altri, aspettare che il tempo cancelli gli impegni. La pigrizia che diventa virtù, dote irrinunciabile, metodo di vita.

Anche per questo non voterò. Guardare la politica, di qualsiasi colore, che subisce la burocrazia e che, anzi, se la fa amica, mi crea problemi cutanei. Che volete, sono fatto male.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
Articoli: 245