Un governo immancabilmente di alto profilo

È da quando, coi pantaloni corti all’inglese, così si diceva, ero un ragazzino che a ogni elezione (o a ogni golpe presidenziale) si promette un governo di “alto profilo”. [1] Cosa voglia significare non è facile capirlo, visto che gli “alti profili” dei governi non hanno mai funzionato e che, alla loro estinzione, non v’è chi non abbia tirato un sospiro di sollievo.

Ma ci risiamo, anche con la storica vittoria della destra (stavolta si può dire destra più che centro-destra) il governo viene annunciato di “alto profilo”.

E ci risiamo anche con gli “alti profili tecnici”, quasi che la politica non comprenda anche ogni tecnicismo possibile o quasi che di alto profilo può essere solo un governo pieno di tecnici.

Del resto sentire il bisogno di tecnici comporta un auto-svilimento della figura politica: a questo punto facciamo un concorso per titoli ed esami per nominare i migliori tecnici ministri e di sicuro non sbagliamo. Del resto se pensiamo siano necessari i tecnici riteniamo non sia materia per politici e che i tecnici farebbero meglio.

Ah!, già, però, i concorsi non sempre, in Italia, premiano i bravi.

C’è una forma alternativa di bravura in Italia. Vuoi mettere, a esempio, l’esser figlio di tizio quanto conta nell’essere il migliore? O il raccomandato del tal importante politico?

Ci sono bravure che nascono dall’intelligenza e dall’applicazione e dal sacrificio e bravure, come dire, cromosomiche, dirette o per induzione, del tipo, le prime per trasmissione genetica e le altre perchè ti ho tenuto la mano sulla spalla alla cresima, trasmettendoti, come con un ideale cavo usb tutto il sapere, ma non solo il mio, che pure basterebbe, ma anche quello che avrei voluto avere io e che non ho avuto il tempo di immagazzinare. Per dire.

Quindi neanche i concorsi vanno bene per scegliere i migliori ministri tecnici.

Non rimane che il rapporto fiduciario che si traduce nel “chi è bravo per te, mio avversario, non lo è per me”, andando a creare sottocategorie di bravura a seconda della vicinanza politica o del rapporto di servizio, in atto o da realizzare.

Insomma bravi tecnici lo si diventa, anche in questo caso, per volere del cosiddetto padre di famiglia. Che roba.

No, non riusciamo a essere seri. Che poi uno legge queste menate e un po’ pure si lascia convincere, ma, con un cincinin di freddezza si capisce che è tutta, appunto, una menata.

Meloni vuole tecnici fidati, Berlusconi, invece, politici direttamente tratti dal suo enorme libro paga, Salvini, misero, si accontenta di un posto per sé, ma che sia dignitoso e gli restituisca quell’autorevolezza che ha, con brillante e convincente comportamento, via via perso, se mai l’abbia avuta.

Francamente godibile anche il lento passaggio di eminenti intellettuali dalla critica serrata a Meloni agli apprezzamenti, sempre meno velati. E sì che la camicia nera la portavano tanti intellettuali convintamente di sinistra dal giorno dopo, ma, diamine, i tempi sarebbero cambiati.

A non cambiare è, invece, l’approccio italiano al più forte, che comporta una 24ore sempre pronta, con una mutanda e una cravatta per prendere il treno che passa.

-Ehi, cosa chiederai a Babbo Natale? -Dignità, ecco, un etto per ogni italiano. -Avido!


[1] Dicesi golpe presidenziale la nomina a premier di un personaggio di “alto profilo”, descritto come tecnico e che si comporta come un iscritto decennale del PD.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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