Tutti siamo utili e tutti siamo indispensabili

di Antonio Grizzuti

Tutti siamo utili, nessuno è indispensabile. Quanti di noi si saranno sentiti rivolgere questa fastidiosissima frase, specialmente in ambito lavorativo, il più delle volte per sottolineare il fatto che il nostro contributo, per quanto importante, poteva essere rimpiazzato da quello altrui in qualsiasi momento. Non nascondo che quando mi è accaduto la cosa mi ha ferito, principalmente per due ragioni.

La prima risiede nel fatto che in questa locuzione in realtà l’aggettivo “utile” andrebbe sostituito con “strumentale”: sei utile perché mi servi, perciò sei strumentale a realizzare i miei fini. Se l’utilità ha a che fare con la crescita reciproca, la strumentalità invece arricchisce solo in modo unilaterale. Qualcosa che ha strettamente a che fare con lo sfruttamento, e non per niente questa espressione è utilizzata soprattutto in ambito lavorativo.

La seconda ragione ha radici più profonde e meno immediate. Il bambino che viene alla vita, l’anziano che ha bisogno di compagnia, il malato che necessita di cure: queste figure sono solo un esempio di come durante il corso della vita umana sperimentiamo l’indispensabilità dell’altro. A torto consideriamo l’inglese come una lingua pragmatica, addirittura povera, ma spesso si incontrano termini soprendenti: uno di essi è caregiver, letteralmente “colui che si prende cura”. Esistono tanti frangenti della nostra vita in cui la nostra fragilità è più cosciente e dunque più esposta, e il nostro “essere umano” viene a galla per quello che è: bisognoso dell’altro. E’ allora che ci rendiamo conto che non possiamo fare a meno della madre e del padre, dell’amato, dell’amico, e questo non poter fare a meno non implica debolezza ma semplice presa d’atto della nostra natura. L’altro diventa dunque per noi caregiver. Riflettendo, non è da folli ammettere che in assenza di un legame di affezione – sia esso amicizia o amore, ma poi qual è la reale differenza tra di essi? – non è possibile sperimentare l’essere indispensabili per qualcun altro, e viceversa sperimentare l’indispensabilità dell’altro. Nel Vangelo quando, subito dopo aver insegnato ai suoi discepoli la preghiera del Padre Nostro, Gesù dice “dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6, 21). Quasi a fare da eco a questa affermazione, San Tommaso d’Aquino sosteneva che “la vita dell’uomo consiste nell’affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione”. Verrebbe da smentire il vecchio antipatico adagio e col cuore infinitamente più leggero notare che, in realtà, tutti siamo utili e tutti siamo indispensabili.

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