«Stop a Draghi tardivo, a causa sua Italia fanalino di coda in Europa nel 2023»

“Sia pur con ritardo, si mette finalmente fine all’era di Mario Draghi e del Governo dell’assembramento, i cui effetti li pagheremo a lungo. È grazie alle gesta del presunto “Migliore” se, a leggere le stime di crescita della Commissione europea, ci avviamo nel 2023 a essere il fanalino di coda tra i Paesi membri della zona euro”. Lo dichiara l’europarlamentare di Verdi-Alleanza libera europea Piernicola Pedicini. “E cala il sipario su una sceneggiata, durata anche troppo, durante la quale siamo stati costretti a essere bombardati dalle previsioni più nefaste e mai così bugiarde. Tra disoccupazione galoppante, mutui da capogiro, spread alle stelle e miseria nera – prosegue Pedicini – mancavano giusto le cavallette a completare lo scenario post bellico che ci riserverebbe il dopo-Draghi. Quel premier che si è presentato agli italiani con un discorso che ha riportato alla memoria il comizio di Totò a Roccasecca: un elenco di impegni annunciati per ingraziarsi Confindustria e quelle forze politiche che non hanno mai mancato di tesserne le lodi. Cade il Governo di un premier che sarà ricordato per un primato: con una maggioranza mai così ampia nella storia della nostra Repubblica, non è stato capace di inanellare una sola riforma utile per il Paese, salvo distruggere quel poco di buono realizzato dai governi precedenti, per poi tirare i remi in barca al primo scricchiolio del suo plebiscitario consenso. È evidente che Draghi ambisce da tempo a fare altro ed era ora che togliesse il disturbo. Ora – conclude il parlamentare europeo – dobbiamo rimboccarci le maniche per rimediare anche ai suoi errori e dobbiamo farlo con persone di coraggio che badino agli interessi del Paese e non a quelli dei poteri forti, delle banche e delle forze politiche rappresentative dell’establishment”.

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