di Angelo Pellegrino
La letteratura sul culto Micaelico è molto vasta e articolata, si basa su testimonianze che partono da origini mitologiche lontane, poi mutuate in vario modo nella tradizione cristiana che arrivano sino a noi arricchite da varianti nella rappresentazione dell’Angelo che sconfigge il demonio nelle sembianze del drago, come ci dice Giovanni nell’Apocalisse.
Nei vari santuari sparsi nella nostra penisola, ognuno con una propria storia di devozione micaelica legata ai simboli che ne sono parte integrante sia riguardo all’immagine statuaria della statua sia alla caratteristica del luogo in cui si venera: tra le pareti rocciose di una grotta, un’acqua sorgiva, la spada sguainata, la bilancia, il demonio.
Nel culto legato al mistero delle divinità indoiraniche di Mithra e Varuna che governano i due aspetti dell’ordine umano e cosmico, così come l’alternarsi del giorno e della notte, si celebra il mito del dio persiano della luce che fa scaturire da una roccia l’acqua e sgozza il toro dal cui sangue nascerà poi l’universo. Il culto al dio Mithra ebbe larga influenza nel mondo ellenistico romano e veniva praticato in luoghi sotterranei, detti mitrei, in presenza di una sorgente d’acqua. Nella tradizione cristiana è l’Arcangelo Michele che con la sua spada trafigge il maligno divenendo il Santo guerriero difensore della fede.
Esiste, però un’altra contaminatio religiosa detta Psicostasia, termine d’origine greca che significa pesatura delle anime e riguarda il dio egizio di Anubi che si occupava dei morti, e la bilancia che ha in mano l’Arcangelo sta a significare il suo compito come psicopompo che ha il significato di giudice e conduttore delle anime nella gloria del Paradiso o nelle Fiamme eterne degli Inferi.
Satana, che San Michele sotto la minaccia della spada sguainata schiaccia sotto i suoi piedi, è invece rappresentato da un essere polimorfo, che trova varie sembianze animalesche, come drago serpentiforme o antropomorfo, ma espressione viva del maligno.
Nella penisola italiana, e non solo, numerosi sono i santuari dedicati al culto dell’Arcangelo Michele, la sua immagine è presente nel ciclo musivo di argomento biblico della cappella dedicata al Santo in Santa Maria Maggiore a Roma già nel V secolo, così come l’Abbazia di Mont Saint Michel in Normandia e il Santuario di Sant’Angelo sul Gargano.
In particolare nei vari santuari e chiesette sparsi per l’Italia, fatta salva l’iconografia di cui s’è detto, caratteristiche diverse contraddistinguono le celebrazioni in occasione delle canoniche feste dell’8 maggio e del 29 settembre. Si mescolano tradizioni e origini diverse greco bizantine secondo alcuni e longobarde secondo altri, che si riferiscono alle apparizioni del Santo o alla sua capacità taumaturgica. Tradizioni storicamente legate alla posizione geografica del santuario e alle vicende di cui si hanno evidenti testimonianze. Si potrebbero citare diversi santuari oltre quello sul Gargano, come il santuario di Procida e molti altri sparsi in tutte le regioni.
Si parla addirittura di un’ideale via sacra Micaelica, una linea che, secondo la leggenda, venne tracciata dal fendente che il Santo inflisse al Diavolo per ricacciarlo all’Inferno e unisce sette santuari: Skellig Michael (Irlanda), St Michael’s Mount (Gran Bretagna), Mont Saint Michel (Francia), la Sacra di San Michele (Piemonte), San Michele (Puglia), il Monastero di San Michele (Grecia) e il Monastero di Monte Carmelo (Israele).
Oltre l’aspetto religioso del culto riservato a San Michele Arcangelo, è possibile considerarne anche quello più propriamente antropologico ad esso collegato, la figura iconografica del Santo nella sua molteplice valenza di guerriero, giudice e taumaturgo non rappresenta altro che l’antagonismo tra il Santo e il drago in cui si concretizza ciò che è definito miracolo,sulquale si possono costruire tutti gli schemi formali di eventi straordinari e di un valore puramente locale. Lo scontro armato tra un efèbico e imberbe guerriero e il drago mostro ingannatore sotto sembianze con caratteri appartenenti a specie diverse, umane, di scimmia, di serpente squamoso con ali di pipistrello, ben documentate nell’iconografia medievale, porta all’esaltazione del miracolo con la sottomissione del dragone, più esperto ed astuto, acquisendo la necessaria padronanza psicologica della raggiunta maturità intesa come equilibrio delle parti contrastanti e dare cosi sicurezza al credente senza incertezze. L’Arcangelo guerriero vittorioso su Satana può ergersi a giudice delle anime e al tempo stesso compiere la sua azione taumaturgica se invocato nella devozione popolare riguardo a eventi eccezionali, o nella sua mitica apparizione in una grotta. San Michele diventa il prototipo di un mitologico eroe che tenta di dominare la natura nel suo molteplice divenire, ben rappresentata negli eventi negativi dal dragone. Ecco come un’antropomorfizzazione dell’Angelo e del drago, possa unire in una sola iconografia simbolica la vita dell’individuo in quanto tale ma anche come essere sociale.

