Si confonde il confessionale col sociale, la religione con la religiosità

di Gaetano Ascione

Nessuno ha niente contro se qualcuno decide di professare una qualsiasi confessione religiosa. In Italia la massima cultura religiosa è quella cattolica ma non mancano, anzi sono sempre più in aumento, anche altre confessioni. La Costituzione lo permette almeno fino a quando non lede il diritto alla libertà, alla salute, alla vita e non incida sull’equilibrio politico-sociale che il popolo e il suo Stato si è dato.

Questa libertà è dettata soprattutto dal buon senso perché nessun uomo “timorato di Dio” accetterà mai che si possa uccidere e che l’omicida incallito, dopo aver commesso una infinità di delitti, con un “semplice pentimento” possa accedere al Regno di Dio. È vero che il buon ladrone si pentì sulla croce vicino al Cristo anch’egli in croce ma è altrettanto vero che certi riti di adesione a organizzazioni di tipo mafioso prevedono giuramenti sull’immagine di quella stessa croce dove Cristo e il “buon ladrone” furono uccisi. È difficile accettare come un delinquente che ha ripetutamente e scientemente ucciso il suo “fratello” al momento della morte gli bastasse un “semplice pentimento (testimoniato chi sa da chi) per andare in Paradiso. Invece chi è fedele a “Dio e a Cesare” ma che qualche volta ha imprecato in un momento di sconforto, rabbia o disperazione debba sentirsi un “imperdonabile peccatore”. Altrettanto difficile è confrontare il malvivente che prende ciò che vuole con l’uso della violenza con chi deve sottostare alla violenza e continua comunque a rispettare e avere fiducia nel prossimo.

Il Cardinale Crescenzio Sepe (arcivescovo di Napoli) a proposito del “rito funebre” per i malavitosi disse che: «Con la morte questi personaggi non possono più fare da padroni e, dopo la morte, dovrebbero andare direttamente al cimitero senza funerali». La stampa e gran parte del mondo cattolico ha sempre condiviso quanto espresso dal Cardinale, pur tuttavia alcuni “acclamati peccatori!”, una volta defunti, hanno avuto particolari benedizioni e perdoni per guadagnare il Regno dei cieli.

Le considerazioni sopra esposte ci inducono a riflettere sul significato di religione e di religiosità. Ma ancor prima di noi dovrebbe riflettere (prima di parlare) colui il quale si arroga conoscenze teologiche pur non conoscendo nemmeno la differenza tra la religione e la religiosità. La prima è l’insieme di riti e valori che determinano l’individuo calato in una collettività fatta di legami col sacro e che risponde a esigenze sociali ed emotive dando un senso alla vita attraverso comportamenti che giustificano il giusto “ordine sociale”, la religiosità, invece, è la naturale tendenza dell’uomo verso il sacro e il divino.  A questo punto non resta che chiederci se questi “potenti ignoranti” ci sono o ci fanno e comunque, coinvolgendo gran parte del genere umano nella “negatività”, quanto danno provocano.