Ridiamoci sopra

Sono, ormai, scettico verso la politica. Non le credo. Non mi frega più. Sono, altresì, scettico verso la democrazia, che rimane, se non si rispettano regole ferree, il sistema più corruttibile esistente e noi italiani col non rispetto delle regole siamo maestri, dei veri insegnanti, perché, in materia, eterni studenti.

Sto diventando anche scettico verso la libertà. Che cos’è, alla fine, la libertà? Ne abbiamo davvero un bisogno vitale o non ci capita di scambiarla per qualche soldo a ogni passo della nostra vita? E se ne facciamo così facile commercio, quale valore riveste davvero per noi?

L’anelito di libertà, senza un sostrato ideologico forte che ce la fa vedere come qualcosa di necessario e per la quale è lecito anche morire, di questi tempi, è evaporato come l’ultima neve di marzo, pesante e acquosa, al primo raggio di sole ormai quasi primaverile. E’ merce di scambio per riempire quella scatola vuota delle nostre anime, ansiose di sentirsi piene di qualcosa di voluminoso perché incapaci di dare un senso a sentimenti nobili.

Da quando avevo i pantaloni corti sento parlare di riforme che dovrebbero restituirci un sistema agile e soddisfacente. Ebbene sono tutte fallite, ma non ne serve neanche una. Perché con le cosiddette riforme si lascia qualcosa che abbiamo appena cominciato a sentire nostra per un viaggio nell’ipotesi. Aggiustiamo poco alla volta quello che stiamo ancora imparando a fare.

La democrazia, se non ce l’hai dentro, se non l’hai digerita a fondo, come è accaduto a un inglese o a uno statunitense, che altro non hanno mangiato che democrazia, non te la inventi. Fai finta di, ma non la capisci, non la penetri, non la vivi. Per questo noi finiamo per scimmiottarla, la democrazia, la seviziamo, perché siamo davvero corrotti dentro. Professionisti della raccomandazione non riusciamo a capire quanto male ci facciamo favorendo le carriere di privilegiati che, tornando a bomba, scambiano la loro libertà per un incarico titolato che non meritano.

E quindi io sono scettico. Malinconico e scettico.

Mi conforta solo la circostanza che, sebbene da molti anni si sia imposto l’accattonaggio politico, noi si stia ancora, bene o male, in piedi; che, sebbene travolti da tragedie con la puntualità della fame che dopo un certo numero di ore fa capolino, ci risolleviamo sempre; tutto a testimonianza che, forse, una stella ci guida dall’alto, più forte della nostra dabbenaggine, della nostra superficialità, della nostra cialtroneria, tutte cose, ripetutamente messe in mostra con cocciuta supponenza e senza alcuno spirito critico.

Se così fosse, sarebbe il caso di sorridere a ogni faccia melodrammatica di un politico di opposizione, o a ogni espressione di sicumera di chi ci governa, andassero tutti a quel paese. Perché, alla fine, se proprio non siamo capaci di gestirci con un minimo di serietà, almeno non facciamone un dramma, anzi, facciamoci una grassa risata e andiamo oltre.

O no?

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
Articoli: 258