Quali sono gli effetti della chemioterapia sull’udito?

“Cancer survivors and neurotoxic chemotherapy: hearing loss and tinnitus”, condotto dell’Università della California e pubblicato su “BMJ Supportive & Palliative Care” è uno dei primi studi a mettere in evidenza un argomento ancora poco studiato: i potenziali effetti collaterali della chemioterapia in relazione all’udito negli adulti. I danni, possibili, non devono affatto spaventare, soprattutto in relazione all’utilità delle terapie salvavita. Molto rimane però ancora da fare per comprendere al meglio se i problemi all’udito, soprattutto negli anziani, sono ascrivibili alle cure o all’età.

La premessa è che, se l’udito dei bambini sottoposti a chemioterapia viene regolarmente controllato tramite test, per gli adulti ciò non accade. Questa ricerca ha così valutato la perdita dell’udito e l’acufene associati alla chemioterapia in età adulta in coloro che sono vivi a distanza di anni dalle terapie intraprese per diversi tipi di tumore. Lo studio, in particolare, ha studiato il verificarsi di effetti avversi riguardanti l’udito in relazione all’uso specifico di determinati farmaci chemioterapici. Se già nota era la perdita dell’udito associata alla somministrazione del cisplatino, segnalata in adulti trattati con questo chemioterapico per un cancro ai testicoli o alla testa e al collo, questo studio è stato il primo a dimostrare che la perdita dell’udito e l’acufene sono problemi che possono riguardare anche coloro che sono stati trattati anni prima (273 pazienti in questo studio) per i quattro tipi più comuni di cancro, come ha sottolineato il primo autore Steven W. Cheung, MD, professore di otorinolaringoiatria della UCSF. Un’altra scoperta importante e precedentemente sconosciuta di questo studio è che gli alti tassi descritti di perdita dell’udito e acufene si verificano non solo con i farmaci a base di platino, ma con un’altra classe di farmaci chemioterapici chiamati taxani.

«Se è vero che gli schemi chemioterapici contenenti platino e taxani sono comunemente utilizzati per trattare molti tipi di tumori -afferma il professor Massimo Di Maio del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino presso l’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino-, è fondamentale approfondire questi eventuali effetti collaterali per garantire una buona qualità di vita a coloro che si sono sottoposti ai trattamenti. E’ da apprezzare lo sforzo di concentrarsi non solo sugli effetti a breve termine, ma anche sugli effetti a lungo termine dei trattamenti, specialmente oggi che la prognosi di molti tipi di tumore è sostanzialmente migliorata rispetto al passato, e la chance di essere vivi a distanza di anni dalle terapie è un’evenienza spesso concreta. L’argomento è dunque estremamente rilevante perché un buon udito permette una serena vita di relazione e garantisce maggior autonomia e autostima, e anche gli acufeni possono essere estremamente fastidiosi. Lo studio però deve essere commentato con cautela perché questa ricerca aveva alcuni limiti importanti. Innanzitutto non era disponibile, per gli stessi pazienti, un esame audiometrico fatto prima della chemioterapia, quindi i pazienti sono stati classificati come affetti da perdita dell’udito se in qualsiasi frequenza esaminata avevano ottenuto un punteggio inferiore al 50° percentile rispetto alla popolazione di riferimento per età e sesso. Non a caso, la percentuale di casi che avevano dichiarato disturbi dell’udito dei quali si erano accorti, prima dell’esame audiometrico, era nettamente inferiore, pur essendo tutt’altro che trascurabile. E’ chiaramente comprensibile a tutti che il cinquantesimo percentile costituisce il valore mediano, che divide la popolazione in due, ed essere al di sotto non vuol dire necessariamente soffrire di disturbi dell’udito clinicamente rilevanti».

Sarebbe un po’, per intenderci, come ritenere patologici bambini che sono sotto non rientrano perfettamente nel valore intermedio delle cure di crescita. In realtà si tratta appunto di un valore mediano che definisce come “patologici”, in quanto tale, scostamenti che non rientrano necessariamente nella patologia. Inoltre si trattava di pazienti con un’età media superiore a 60 anni, in cui un certo grado di progressiva riduzione dell’udito può essere legato all’età e non necessariamente alla chemioterapia eseguita anni prima. Insomma, giusto studiare questi aspetti, ma attenzione a non “esagerare” i possibili effetti avversi della chemioterapia, altrimenti si rischia di indurre dubbi eccessivi in chi deve affrontare quei trattamenti per controllare il tumore.

Fonte: Cancer survivors and neurotoxic chemotherapy: hearing loss and tinnitus – BMJ Supportive and Palliatice Care

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