Post fascismo, reddito di cittadinanza e malattie croniche

Avviso ai naviganti: i partiti presenti in parlamento sono tutti costituzionalmente idonei a rappresentare gli italiani. Poi, semmai, non sanno farlo, ma questo è un altro discorso. Quindi esiste la destra e ha pieno titolo a governare l’Italia. Il post fascismo non esiste, o almeno non tanto quanto il post comunismo, espressioni ormai vuote e inattuali.

Chi attribuisce a Fratelli d’Italia la patente di partito post fascista semplicemente farnetica.

Del resto se gli italiani, mi pare piuttosto liberamente, hanno scelto di essere governati da Meloni, una ragione, perbacco, l’avranno. Anzi più di una ragione. E la più importante è che finora sono stati malgovernati, per usare un eufemismo.

Gli italiani ormai premiano chi non ha condiviso le scelte di governo, perché i governi sono stati uno più vergognoso dell’altro.

Probabile che finirà anche l’amore per Meloni se la prima donna italiana in odore di premierato, non saprà mantenere diciamo almeno un trenta per cento delle promesse. Che poi, di promesse neanche ne ha fatte tante. Non le servivano, alla luce del rabberciato e stitico governo Draghi. Comunque se non farà cose gradite la scaricheranno come avvenuto di recente per Salvini, Letta, Grillo, Renzi, cioè tutti.

In Italia esiste un’alternanza di governi mediocri. La possibilità di perdere dopo aver governato non stimola i nuovi arrivati a fare meglio, tutt’altro, la successione avviene in maniera indolore, del tipo “non si cambia niente”.

A tasse alte sono seguite tasse alte, a disservizi, disservizi, a riforme balorde, riforme balorde, a ingiustizie, altre ingiustizie.

Ma parliamo di reddito di cittadinanza. Conquista di civiltà, perbacco, e neanche tanto considerato che con 700 euro una famiglia non campa, visti anche i rincari, ma diventa una conquista di inciviltà se non è seguito da un lavoro o se accompagnato da lavoro a nero o meglio ancora se goduto all’estero.

L’Italia è un paese seriamente malato, questa è la verità.

Per decenni si è inventate le pensioni di invalidità al sud, elargite con generosità cristiana, come ammortizzatore sociale, una sorta di reddito di cittadinanza ante litteram; per ulteriori decenni ha finanziato, soprattutto al sud, stabilimenti industriali di nessuna potenzialità produttiva; ha distribuito beneficenza, ma preteso mazzette, in un concerto di illegalità diffusa come la polvere nell’aria. Ha costruito infrastrutture indecenti senza manutenerle. Ha dilapidato patrimoni dietro scellerate gestioni di compagnie aeree, istituti bancari che avevano fatto ignominie, enti inutili. Non è riuscita a gestire un concorso pulito. Si è inventata le regioni per moltiplicare mazzette, corruzione e sistemazione di parenti, amici ed elettori fidati.

Sì, l’Italia è malata e forse è incurabile.

Non sarà certo Meloni a fare degli italiani una popolazione matura e non sarà certo Fratelli d’Italia a essere un partito modello per meritocrazia e trasparenza. E’ sì di destra ma è uno dei tanti partiti personali, non concependo congressi, elezioni e democrazia interna, conservando la deviata prassi di accogliere chiunque, pur di fare numero e conferendogli anche i gradi di capitan maggiore, senza alcuna valutazione sul tipo di scelta fatta dal nuovo arrivato, cioè se di mera opportunità o se convinta.

Intanto i politici si riposizionano secondo la nuova classifica di gradimento, secondo un copione maleodorante ma sempre in voga.

Poi dicono che aumentano gli astenuti e si meravigliano pure che non esercitano il diritto-dovere del voto. Dopo cinquant’anni di presa per i fondelli un 35% che si astiene è davvero poca cosa rispetto all’indignazione che sicuramente prenderebbe tutti, se non fossimo, sempre tutti, complici di questa Italia malata.

-Diamine, ma allora non c’è speranza?

-Una sola. Fare outing e ripetere tutti “siamo un pessimo popolo, seriamente malato, incurabile. Che Dio ci perdoni e salvi!”.

-E a cosa servirà?

-A poterci guardare allo specchio.

-Questo è tutto?

-Hai detto niente.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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