Pignola è spesso definita, a ragione, il paese dei portali. Passeggiando nel centro storico si incontrano ingressi barocchi, neoclassici e rinascimentali, archi scolpiti, stemmi di famiglia, cornici elaborate. Sono pagine di pietra che raccontano storie di prestigio e di ascesa sociale.
Eppure, tra questi varchi solenni, ce n’è uno che colpisce proprio per l’opposto, la sua essenzialità. Su via Dante, nel cuore del centro storico, si apre infatti un portale liscio, privo di fregi e di simboli araldici. Solo sulla chiave di volta dell’arco compare una breve iscrizione latina:
PARVA SED APTA MIHI
(Piccola, ma adatta a me)
Una frase breve, ma densa di significato che, incisa sul concio in chiave, il punto che regge l’intera struttura, diventa anche il centro simbolico della casa.
Chi entra non è distratto da decorazioni, ma è invitato a leggere e, soprattutto, a riflettere.
Con ogni probabilità, la casa apparteneva a un colto borghese del Settecento. La sigla “F.L.” consente soltanto di ipotizzare il nome del proprietario, che resta comunque anonimo. Tuttavia, al di là di una precisa identificazione, è evidente che non si tratti di un aristocratico dai palazzi imponenti, bensì di una persona dai vivi interessi letterari, ben consapevole del valore dell’indipendenza e della cultura.
Il motto inciso sul portale ne sintetizza il pensiero e fa della modestia della casa un motivo di orgoglio consapevole. Infatti, l’affermazione “Piccola ma adatta a me” non indica una rinuncia, ma si presenta come un manifesto del vivere nella giusta misura.
Non sappiamo se il proprietario amasse ricevere amici e “letterati” tra quelle mura, se amasse organizzare cene semplici, intrecciare conversazioni raffinate con citazioni che magari spaziavano da Orazio a Ludovico Ariosto. Eppure, nella sua apparente semplicità, la frase richiama proprio il principio della moderazione e, idealmente, riafferma l’aurea mediocritas oraziana, che invita a una vita sobria e consapevole.
In sostanza, quel motto sostiene che una casa, per quanto piccola, può essere perfetta per chi la abita. La felicità e il rispetto non derivano dall’ostentazione e la dignità non dipende dalla grandezza delle mura, ma dalla qualità della vita che vi si conduce.
L’epigrafe prende origine dalla più articolata iscrizione che Ludovico Ariosto volle scolpire sulla sua casa a Ferrara:
“Parva sed apta mihi, sed nulli obnoxia, sed non sordida, parta meo sed tamen aere domus” (Casa piccola, ma adatta a me, non soggetta ad alcuno, non indecorosa e acquistata con il mio denaro).
Non sorprende che il grande poeta, autore dell’Orlando furioso e capace di immaginare castelli incantati e imprese grandiose, scegliesse per sé una formula di sorprendente semplicità. Dopo anni al servizio della corte estense, tra viaggi e incarichi gravosi, desiderava soprattutto tranquillità e indipendenza.
La sua non era una dimora sfarzosa, ma uno spazio raccolto, finalmente suo e perfetto per le sue esigenze quotidiane. La scritta dichiarava con semplicità il suo orgoglio e la sua scelta di sobrietà era destinata a interrogare le coscienze.
A distanza di secoli, il portale di Pignola sembra dialogare con quella scelta rinascimentale, riproponendo la stessa verità con disarmante semplicità: non serve esagerare per vivere bene!
In un’epoca in cui l’apparenza spesso prevale sulla sostanza, quell’iscrizione mostra che l’autenticità vale più dell’ostentazione. Una casa non deve essere necessariamente grande, ma “adatta”, proporzionata a chi la abita e coerente con i suoi bisogni. Non meraviglia che in questi anni molti siano passati davanti a quel portale senza notarlo, tanti rimangono attratti più dall’appariscente che dal messaggio che essi esprimono. Magari continuerà a succedere, ma chi alzerà lo sguardo verso la chiave di quell’arco scoprirà un piccolo manifesto inciso nella pietra che è una lezione di sobrietà. Chi si concede il tempo di osservare scoprirà che anche la semplicità può essere eloquente, e che, talvolta, è proprio ciò che appare più umile a custodire il significato più profondo.

