Pignola dal monte Serranetta al monte Arioso dopo 150 anni di “processione penitenziale”

Agli inizi di maggio di quest’anno è stato pubblicato un libro di Michele Vista dal titolo “Pignola porta naturale del Parco dell’Appennino lucano” in cui l’Autore “narra” una “guida escursionistica della montagna pignolese”. L’interessante narrazione consiste in una attenta analisi e descrizione di tutto il territorio dell’agro pignolese.

Tale descrizione rievoca, quasi automaticamente, nel lettore tanti particolari di “pezzi di storia” di tutta quell’area.

Viene subito alla mente un famoso brano, scritto dal medico pignolese Emilio Fittipaldi nel 1878, pubblicato su “Potenza e l’alto bacino del fiume Basento” in “Annuario della sessione lucana del Cai” 1878 -1881 di cui ne era membro.

Egli “documenta” una gita compiuta il 15 giugno del 1878 insieme ai soci della sezione lucana del Cai di Potenza verso il monte Arioso e il monte Serranetta, attraversando l’agro più fertile e produttivo di Pignola per giungere al piccolo agglomerato di case di Castel Glorioso dove “troneggiava” la principesca casina del Barone Lombardi con a fianco la piccola chiesetta erta in onore di Sant’Anna.

Durante la salita – dice l’illustre pignolese – si poteva godere lo straordinario spettacolo che la natura offriva oltre alla curiosità che molti della comitiva avevano per la grande quantità di erbe salutari che trovavano e raccoglievano durante il percorso.

Appena la comitiva giunse sulle falde del monte e sormontò l’altipiano dell’Arioso – dice il Fittipaldi – si iniziò a sentire una nenia che poi si trasformò in lamento e scorsero che era un “piccolo corteo” di persone che lo generava.

Lo spettacolo a cui la comitiva si trovò innanzi fu, a dir poco, originale e il nostro narratore lo descrive ricco di particolari.

Racconta che gli abitanti del piccolo villaggio, tutti raccolti in processione, generavano quel lamento che avevano già sentito prima e che andando incontro ai “nuovi pellegrini” (così pensavano fossero quelli della comitiva) aumentavano sempre più i lamenti e gli inviti a unirsi nella loro piccola processione.

Le donne del villaggio erano tutte coperte di una bianchissima tovaglia e portavano sul capo una corona intrecciata con rami di rosa canina mentre gli uomini, scalzi come le donne, avevano i lombi cinti con una grossa fune avente un capo molto nodoso e con il quale si percuotevano convulsamente il petto e le spalle.

Intanto i bambini che precedevano il piccolo corteo facevano coro ai lamenti degli adulti.

Fittipaldi continua la sua descrizione non più come un qualsiasi, se pur strano avvenimento, ma come una “processione di penitenza” dopo che fu ben evidente una croce coronata da spine che i “penitenti” alzavano come loro bandiera.

A quel punto l’illustre medico pignolese continuò la narrazione definendo la processione fatta da poveri illusi che innalzavano la “bandiera della sofferenza” percuotendosi a sangue per ottenere dal Cielo la pioggia sui loro secchi terreni che tanto ne avevano bisogno.

L’intellettuale pignolese continua la sua narrazione con sempre più commiserazione verso i penitenti dell’Arioso definendoli “povera gente ignorante ai quali i preti danno ancora a credere che: perdendo una giornata di lavoro, percuotersi a sangue i lombi martorizzandosi le carni si potesse ottenere (sempre attraverso la loro intercessione) dalla “sacra effige del santo invocato” che le nubi si concentrassero proprio sui loro terreni dispensando acqua su richiesta.

In questi percorsi storici-antropologici della cultura lucana, che abbiamo appena citato, bene si inserisce la Guida turistica di Michele Vista che presentando il territorio ne esalta anche una parte della sua storia.

A questo punto è giusto elogiare anche l’Amministrazione Comunale di Pignola che, utilizzando anche il libro del Vista, intende valorizzare tutti gli aspetti, riguardanti l’Appennino Lucano, aprendo la propria “Porta naturale” alla conoscenza e allo sviluppo del Parco.