Perché uno è veramente forte se riesce a mangiare anche un provolone intero

Ho vissuto tutta la mia vita in una democrazia. Per molti un autentico privilegio, una fortuna, un formidabile colpo di culo. Ed in effetti. Pensate che, per fare un esempio iconico, riferito al luogo comune che durante il fascismo i treni viaggiavano in orario, nella mia vita, un treno in orario, l’ho beccato un paio di volte. Dice: dai, pensi ai treni, suvvia. Vero, che stupido. Pensiamo alle cose serie.

Pensate, allora, che, in democrazia, la scuola promuove tutti, anche i somari. E questa è una cosa giusta: l’importante è il pezzo di carta, grande conquista sociale. Una laurea? Ho visto caproni esercitare professioni dopo aver conseguito una laurea nei posti più disparati, perché, perbacco, in democrazia un ateneo benigno lo trovi sempre.

E così, ho trascorso anni di vita serena e beata, superato a destra e sinistra, da gente più o meno brava di me, più raccomandata di me, ma onore al merito, in democrazia l’importante è partire pari, poi se uno ha più cartucce, ebbene, spara. Ho capito, su di me, che in democrazia sono importanti i rapporti e chi se ne sta su un tavolo a studiare non può avere le conoscenze di chi, per esempio, porta i quotidiani a un politico, scambiandoci pure quattro chiacchiere. Quelle che probabilmente sono mancate a me. Colpa mia, quindi. L’Italia certo non mi ha impedito di essere socievole.

In democrazia, puoi lavorare a nero, certo, non avrai un’assicurazione e se ti fai male ti arrangi, ma vuoi mettere la libertà, autentica, di frodare il fisco? Dice: sì sì, ma poi ti beccano e vai in galera. Balordi. La democrazia, una democrazia matura, fa durare i processi decenni, diluisce il suo potere sanzionatorio, non è mai brutale, ha garbo, tatto, misura, cazzo!

In democrazia, poi, puoi imbrogliare le carte ai concorsi e negli appalti, libertà difficilmente riconosciuta in altri sistemi. Si consente, così, di dare la possibilità ai migliori di andare avanti. Perché migliori, e qui è il segreto magico, non sono quelli che sanno di più, ma quelli che sanno vivere, che rispettano l’Autorità ripagandola, o con parte dei proventi, o con una fedeltà a vita. Migliori, insomma, a tutto tondo, come suol dirsi, cazzo!

In democrazia, e qui è il vero salto di qualità, se per esempio stai male, non pensi a farti visitare o fare degli esami, troppo minimale, diamine, ma pensi subito a chi può darti una mano per ottenere quello che non ti spetterebbe. Ancora, quando voti, scegli chi potrebbe aiutarti in caso di bisogno, andando oltre la legge, casomai, o quantomeno oltre le prassi. E ora ditemi che questo non significa magnificenza: la democrazia sta sopra la legge! Ed è per questo che è un sistema eccellente e superiore a qualsiasi sistema più autoritario. La democrazia, in effetti e a conti fatti, moltiplica i piccoli capi, al posto di uno solo massimo. Ne sistema uno ovunque. Garantisce, inoltre l’alternanza, perché, diviso il popolo in squadre di tifosi, e celebrate elezioni trasparenti, offre la possibilità di scegliere chi potrà essere sopra la legge per cinque fottutissimi anni, facendo e disfacendo a proprio piacimento.

Ma chi protegge i deboli?

Ma chi cavolo li ha difesi mai!

Già.

Già.

Ma tutte le democrazie funzionano così?

Beh!, Non tutte. Quella italiana è un’eccellenza. Le altre ancora pensano che l’interesse pubblico abbia un senso sugli interessi personali e che la competenza, roba da non credere, abbia un valore. E quindi noi italiani gli sbologniamo i nostri bravi. Che se li tenessero loro. Hi hi. Quando capiranno, sarà troppo tardi.

Per dire.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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