Parlamento o asilo, questo è il problema

A volte mi chiedo a cosa possa servire una pagina facebook di un ente importante come il Comune di Potenza, poi leggo dell’annuncio, con squillo di trombe e ola del popolo potentino, sotto forma di commenti più o meno entusiastici, con tanto di foto dell’assessore, della ricomposizione delle fratture stradali, alias riempimento delle buche, e mestamente capisco il perché: propaganda, slogan, propaganda, del tipo vedi come siamo bravi e quello che vedi, l’assessore, cioè, è colui che ti sta facendo la grazia. Bene, allora.

Ma i social sono zeppi di piacevoli sorprese, quindi, ti imbatti, dopo poche smanettate sul mouse, nella foto di due parlamentari che si fotografano in Parlamento, sorridenti e magnanimi. Ti chiedi: vanità, timore che si pensi che facciano sega a scuola, vicinanza al popolo che li ha eletti, affetto, simpatia, voglia di scherzare, un vezzo? Vai a capire.

Come se un avvocato si facesse un selfie prima di entrare in aula in Cassazione per discutere una causa, o come un primario che si faccia riprendere con i guanti e il grembiule prima di operare. Ecco, cosa si trasmetterebbe con quel selfie? Forse è uguale. Solo che in milioni non lo fanno, per rispetto della propria professione, dell’Istituzione, del cliente o del paziente, in una parola per rispetto e pudore e basta.

O sono evidentemente sbagliati questi ultimi che continuano a non mettersi in mostra come un sedicenne o una sedicenne con le labbra chiuse e spinte all’in fuori?

Sarebbe interessante entrare nelle teste di questi politici per capire cosa li muova a cotanto esibizionismo.

All’assessore di cui all’incipit consiglierei, a ogni modo, di farsi riprendere anche accanto alle buche storiche di Potenza, centro e periferia, contrade incluse, così, giusto per non generare invidie e gelosie nel sistema viario cittadino.

L’impressione è che si sia tutti persi di vista la realtà, la serietà e soprattutto la sobrietà. Colpa dei social? Non credo proprio. Colpa di un atteggiamento superficiale, quasi adolescenziale, proprio di chi si trova lì non per autentica passione, ma per opportunità varie, così che la consapevolezza dell’importanza di un ruolo viene confusa con la propria personale capacità, che, perbacco, in quanto grande, va manifestata con entusiasmo e con quella sventatezza propria di chi ancora non ha nemmeno il diritto di voto.

Sarà così, sì, non può essere diversamente.

Insomma, un inno alla gioventù, che, per alcuni, non passa mai. Finirà che le istituzioni diverranno asili per adulti.

Per dire, of course.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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