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Magari sbaglierò, ma ho come l’impressione che, in Basilicata, ci sia bisogno di un salto di qualità nella consapevolezza regionale che passa, giocoforza, da una sprovincializzazione degli spiriti, e che potrebbe portare a esperimenti politici seri e a un cambio totale delle classi dirigenti.

Un processo culturale quanto mai necessario stante il misero, se non raccapricciante, livello in cui versa la regione, le sue istituzioni, le sue, appunto, classi dirigenti.

Sentirli parlare, le classi dirigenti, dico, è come fare una visita alla fiera dell’ovvio e delle idee scontate. Non hanno idee e quello che provano a dire, ma più che altro a predicare, è perfino detto male, con un linguaggio rabberciato, mai originale, diciamo “origliato” e fatto proprio.

Lo strapotere di partiti e talvolta dei sindacati finisce per indebolire le istituzioni, allontanare i lucani da queste e far sognare un mondo migliore, collocato inesorabilmente fuori dei confini regionali.

La Basilicata ha bisogno di maggior serietà, di carattere, di sincerità, di intelligenza e di spirito.

La “mediocrità”, intesa nella sua accezione più misera, regna sovrana. Alla scarsa qualità dei servizi, affianchiamo, finanche con una certa supponenza, una scarsità di capacità relazionale, fra gestori di servizi e istituzioni, e lucani. La gentilezza, quale figlia di maggior cultura, spirito e spessore etico, è rara, prevale il grugno, il potere della coppola e spesso la maleducazione.

Oggi, davanti alla Questura, una fila di migranti esposta alla pioggia, al vento e al primo gelo stagionale, mal coperta, stazionava in attesa di svolgere gli atti di una burocrazia, nel caso di specie, anche efficiente, ma sgarbata, era il simbolo di una mancanza di civiltà cromosomico. Mi immagino una scena identica in Germania o in Olanda, ma è impossibile da disegnare, perché per essere così insensibili ci vogliono anni di sottocultura istituzionale, che noi, perbacco, abbiamo alimentato quotidianamente.

Lo sprezzo sovente mostrato dalla burocrazia lucana, ma forse anche italiana, nei confronti di chi esercita un diritto, è tale da far pensare ai regimi bui dei secoli passati, come non fossimo già nel 2000 e passa, non avessimo tutti un bel cellulare e non avessimo tutti conosciuto, che so, l’alta velocità, il WiFi e la digitalizzazione di intere biblioteche.

Ancora, l’indifferenza mostrata dagli enti lucani, di qualsiasi rango, e quindi la regione siccome i comuni, nei confronti dei diritti sacrosanti, penso per esempio a quello alla salute, delle sentenze che li condannano, sempre troppe, e della responsabilità etica prima che politica, sono sintomi di una levatura morale inesistente, di una cultura della poltrona e del “qui comando io”, che dimostra come noi si sia lontani dall’affrancarci da una mentalità feudale e con tutto il rispetto per quest’ultima.

I territori si alimentano anche di sentimenti, di spiritualità, di passione, diciamo di ideali, gli unici, che, anche se contrapposti, possono favorire la crescita di un territorio. Che, invece, si mostra, da questo punto di vista, arido, povero, avaro.

Questa Basilicata, che dicono – diciamo, così bella, che è ancora selvaggia, per certi versi incorrotta, ha bisogno di spiriti liberi, non di quelle specie di burattini da partito politico, capaci di darsi un tono solo se accompagnati da un incarico e temendo di scadere nell’ombra se solo cittadini, perché inconsapevoli della portata di questa semplice parola: cittadino. Parola che invece contiene il massimo della dignità civica, è il compendio del progresso di una comunità, dà la cifra del rapporto, sprovincializzato, con la propria terra.

Quello che ci manca, in fondo, è lo spirito della democrazia, che, se non è dentro di noi, non si può manifestare nei riti delle elezioni o nelle riunioni condominiali, con tutto quello che ci passa di mezzo.

L’aria qui è buona, ma l’aria intesa come ambiente, contesto, società, è irrespirabile.

Sogno un boccaglio che dia modo di aspirare ossigeno di civiltà posto una mano al di sopra della nostra micro pestilenziale atmosfera, ma non lo trovo.

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Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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