Non votare consapevolmente

Allora il pilastro della democrazia è la partecipazione del popolo alla vita polito-amministrativa del Paese. Magnifico. La nostra è una democrazia rappresentativa, cioè la mia personale idea viene declinata alla bisogna da un mio rappresentante al quale delego tale funzione.

Però il mio rappresentante non posso scegliermelo, non ho il relativo potere. Devo scegliere uno di quelli che mi offrono i partiti. E non basta. Anche l’ordine di scelta dei rappresentanti è dettato dai partiti: se, per esempio, io posso scegliere fra tre o quattro o quanti sono rappresentanti, non mi rappresenta quello più votato, che neanche può essere personalmente votato, bensì quello che il partito ha messo in cima alla scaletta.

Ma dovrei fidarmi.

Il mio così eletto rappresentante, cioè un rappresentante imposto, quindi, previo pagamento di un lauto compenso, comincia a frequentare la capitale per esercitare quel potere di delega che io gli ho dato.

E come lo fa?

Alzando una mano sui voti di fiducia, per lo più, incidendo pari allo zero virgola sull’attività legislativa per il resto. A me non darà mai conto. Questo lo darà al partito, che, indiscutibilmente, lo ha reso un privilegiato d’Italia, visto che non avrà più problemi economici per il resto della vita, dopo un periodo più o meno lungo di vacanze romane.

A decidere le mie sorti sarà un personaggio scelto dal Presidente della Repubblica che, con i miei bisogni, c’entra tanto niente quanto niente. Le prospettive che offrono i partiti, perché io possa sperare in una vita da italiano, non dico felice, ma sereno, sono pari a zero: sai com’è la situazione è internazionalmente difficile, la guerra, le armi da regalare per la pace, la pandemia, e poi, vuoi mettere, l’evasione fiscale, la corruzione, le mazzette, la malavita organizzata, e diavolo, come si fa?

Quindi, diciamo che io decida di andare a votare, delegando qualcuno che non conosco, che presumibilmente non stimo, anzi che ho la prova che finora non ha inciso sulla mia esistenza e quella dei miei figli per niente, bene, posso dire che ho partecipato democraticamente alla vita del paese? O forse non sarebbe il caso di dire che mi hanno utilizzato per far finta che esista la democrazia? Insomma, se avesse davvero un senso, votare, non me lo farebbero fare, questo è certo.

Ma la cosa più buffa è che io mi devo far rappresentare da un parlamentare qualsiasi, e che dio ce lo mandi almeno con le basi della lingua italiana, ma questi a sua volta delega il segretario del partito a prendere decisioni, e questi, a sua volta, delega un organismo internazionale deputato a decidere per tutti, ovvero ancora, delega di volta in volta una lobby potente, che sia quella farmaceutica, quella dei fabbricanti di armi, quella dell’alta finanza, quella dei malviventi ecc. ecc.

Il mio voto, in sintesi, è servito solo a scegliere una squadra di privilegiati che passerà le dolci serate romane fra un ossobuco e un cacio e pepe. Certo, sono soddisfazioni, superiori a quelle prodotte da azioni benefiche, ma bisogna saperle apprezzare e a me non riesce.

Poi, a livello locale, quegli stessi rappresentanti procederanno a nominare i loro scudieri a capo di enti e associazioni, faranno mancare il numero legali nei consigli, si faranno i dispetti e nello stesso tempo si scambieranno le nomine, una a te e una a me con contropartita una sorta di silenzio sui nominati, sebbene sprovvisti di qualsivoglia requisito. Poi, sempre a livello locale, per pagare un debito ci metteranno una vita e per esigere un credito una giornata, ecc. ecc. secondo un copione scritto anni fa, ma aggiornato in peggio di anno in anno. Sì, anche per questo non solo non voterò ma mi premunirò di fare proseliti perché questa classe politica scompaia dalla circolazione, assieme alla sua superficialità, la sua supponenza, la sua ignoranza e la sua incapacità cronica ad amministrare. Non votando? Sì, cominciando a non votare consapevolmente.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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Un commento

  1. Si mantengono sempre sino al limite della pace sociale, distraggono, illudono, tutto cambia xché tutto resti uguale si diceva ne Gattopardo.

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