Made in Italy

Da oggi, in Europa, mi sento più a casa. Finora avevo la sensazione di essere ospite, attento a usanze diverse dalle nostre, con una presunta alterità che ci relegava in un contesto di poca serietà e malavita organizzata. Loro no, loro erano bravi, precisi, tedeschi si diceva una volta. Il nostro sistema, dove un appalto non è tale se non presenta ombre, dove un appalto gestito con trasparenza è francamente scandaloso, oggi si riabilita e diventa buon esempio.

Perché la verità è che anche in Europa la tangente ha trovato residenza. Il danaro contante rinvenuto nelle abitazioni del parlamentare Panzeri, targato articolo uno e della vice Presidente Kaili, chissà se erano destinati anche ad altri, ma è presumibile che sì, lo fossero. E poi quell’ombra delle ONG sullo sfondo, cavolo!, finalmente mi sento a casa mia in Europa.

E poi, questo made in Italy che torna a trionfare: con Armani, la Ferrari, ora c’è la tangente, niente da dire, una vittoria che ci restituisce dignità e autorevolezza.

Cambiando argomento ma neanche tanto.

Gli argentini scherniscono gli olandesi dopo averli eliminati. Era ora che il politicamente corretto rimanesse a casa. Una ventata di leggerezza disintegra l’ipocrisia, e sbaraglia gli atteggiamenti di facciata. Ora la Fifa non facesse l’errore di prendere provvedimenti. Piuttosto punisse le lacrime delle miss escluse dalle semifinali che rimangono un messaggio tanto sbagliato quanto buffo: i professionisti del calcio, quelli che cambiano squadra per un milione in più, temo non abbiano alcuna sensibilità patriottica, andassero a quel paese e facessero le persone serie. Il messaggio che devono dare è quello di ammettere che gli altri sono stati più forti, stringere loro la mano e sorridere alla vita che, certo, a loro non ha destinato dispiaceri.

Il Marocco fa tenerezza, tutti tifano per loro. Davanti alla questura, però, i marocchini rimangono in fila esposti al vento e alla pioggia per un visto. Che differenza fra la TV: dietro allo schermo sono amabili, in carne e ossa da umiliare. Beata Italia. Farà scuola anche per questo?

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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