L’opposizione light

A sentir Letta, ma anche gli altri del PD, ma ci aggiungerei anche Calenda, Renzi sicuramente no, Speranza sì, mi vien da pensare che come per il Filadelfia, formaggio da spalmare, anche dell’opposizione c’è la versione light, quella leggera, povera di grassi, che non fa ingrassare.

L’impressione mi viene suscitata dalla regale capacità di non lasciar traccia politica di quello che si fa che ormai sembra risiedere nei cromosomi della sinistra italiana, anche quella nella versione centro-sinistra, ammesso che abbia un senso, dico pensare ancora al centro quale socio necessario di destra e sinistra.

Si riesce, a sinistra, a sfiorare la trasparenza, nel senso che hanno perso contenuti, corpo e sostanza, con la conseguenza che si allontanano sempre più dalla realtà e, quindi, dall’elettorato.

In genere chi sta all’opposizione guadagna quotidianamente punti nei confronti di chi governa, e questo per la semplice circostanza che fare opposizione è sostanzialmente più facile che governare. Ma a sinistra si tenta il miracolo, facendo diventare più facile governare che fare opposizione.

Indiscutibilmente, però, perché sia facile fare opposizione bisogna lavorare, studiare, non cinguettare su twitter o fare la comparsa in TV. Bisogna approfondire gli argomenti, quelli seri, beninteso, e come per magia si individua la falla nell’azione di governo, perché è impossibile che manchi; basta cercarla.

Occorre, infine, un fiuto politico non indifferente, una buona intelligenza e un minimo di acume, tutte caratteristiche per lo più assenti dal panorama politico attuale.

Quello che riesce alla sinistra a livello nazionale, riesce anche a livello locale e anche in presenza di governi regionali davvero ridotti ai minimi termini. Come quello lucano.

L’indolenza e la totale incapacità di tagliare la burrosa politica della destra con un grissino, in Basilicata, è davvero raccapricciante. In maggioranza si litigano fino a votarsi contro e l’opposizione fa spallucce, terrorizzata, evidentemente, da elezioni anticipate che la priverebbero dello stipendio, o assolutamente inconsapevole delle potenzialità di una opposizione appena appena sufficiente.

L’impressione è che vegetino, mentre con un ruttino tirano fuori uno slogan o sbadigliando si dedicano all’orto di casa.

La cosa stupefacente è che al nulla che offrono e producono, da un punto di vista politico, accompagnano la sfrontatezza di un adolescente che ride della Divina Commedia.

L’opposizione, perché abbia un senso in democrazia, deve essere feroce, perché questo è il suo ruolo, diventando così stimolo democratico per chi governa e ancora di salvataggio per il disagio.

Chi interpreta l’opposizione, invece, sta comodamente seduto a sparare cazzate senza studiare. Negli argomenti che periodicamente vengono posti all’ordine del giorno, per esempio, del Consiglio Comunale di Potenza, ci sarebbe materia per un’attività frenetica, invece il mare è piatto e gli spaghetti sempre al dente.

Chi fa opposizione dovrebbe interpretare la politica come lotta, la democrazia non impone altro, non quella sorta di armistizio da consociativismo di serie C, in base al quale le poltrone vengono divise secondo un criterio che faccia mangiare un po’ tutti e al diavolo il buon governo.

E’ una questione morale? Di cultura? Di povertà intellettuale?

Non lo so, sicuramente è un guaio che trasforma la democrazia in uno stagno maleodorante.

Una buona opposizione fa anche grandi i governi, peraltro, è, quindi, vitale.

Farne a meno è criminale.

Va da sé che loro, l’opposizione, nazionale e regionale, non sa neanche quali armi si ritrova nelle mani, ovvero, le ha caricate consapevolmente a salve. Quindi, parafrasando l’ultimo dei politici in TV, di cosa stiamo parlando? Per dire, of course.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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