Lo spreco unica «forma mentis» della società attuale

Una vera triade caratterizza la società in cui viviamo: abbondanza, benessere, spreco. Questi termini hanno come collante la crassa ignoranza dell’individuo sociale che lo spinge a un comportamento anomalo, incentivato da leggi e norme fatte a uso e consumo delle potenti multinazionali in campo alimentare e non solo. È necessario gestire con razionalità l’abbondanza così come il benessere altrimenti prevale lo spreco, il superfluo, l’inutile e ci si dimentica della limitatezza delle risorse disponibili sul pianeta Terra che solo un terzo dell’umanità sfrutta a proprio vantaggio penalizzando i rimanenti due terzi.

Si delinea in modo evidente una prospettiva futura che non lascia scampo qualora si continui con una tale ottusità mentale e che oggi più che mai tutti tocchiamo con mano. L’allarme energetico ne è la prova, l’energia diventa, infatti, una forma di potere manovrato a piacimento da un ristretto numero di oligarchi privi di scrupoli a scapito dei più deboli e che ovviamente sono stati sempre e saranno, continuando di questo passo, la maggioranza, una massa da incanalare in ben definiti percorsi purché rinunci a pensare o quanto meno le si faccia credere di pensare ma attraverso algoritmi particolari, in altre parole diventi un automa.

La guerra, le pandemie, la carenza di materie prime a livello industriale anche riferite all’alimentazione, sono ben caratterizzate da frasi famose e sempre attuali di cui spesso ci dimentichiamo, non basta il conosci te stesso o ama il prossimo tuo come te stesso ma prendono sempre più forza al contrario: l’uomo lupo dell’altro uomo e l’uomo è quel che mangia a rigor del vero!

Domandiamoci allora perché ci riesce tanto difficile comportarci da individui pensanti? Forse è più comodo soddisfare un egoismo individuale effimero ignorando che l’individualità è giocoforza soprattutto sociale e mai come ora nel dare credito a un’assurdità mentale definita distanziamento sociale Come si spiegano le speculazioni su qualunque cosa diventi essenziale per la nostra sopravvivenza? Dove è finito il ruolo della politica nel suo significato più nobile per regolare i rapporti sociali invece di sfruttare la stessa socialità per il solo profitto di pochi? L’assuefazione al consumo sfrenato di cose inutili ci immerge in un oceano di rifiuti di ogni tipo che non sappiamo come smaltire ma soltanto allocare in vario modo.

Sembra che tutti abbiano ragioni da vendere, protestare è fin troppo facile ed è senza dubbio un diritto fondamentale di un individuo, se acquista i connotati di puro interesse corporativo come succede nella realtà diventa ben altro di un legittimo valore sociale.

Formazione, lavoro, educazione è la sola triade in grado di renderci individui pensanti e che potrà forse in modo sincrono bilanciare e sfatare ciò che come un miraggio di fata morgana ci appare: abbondanza, benessere, e anche spreco, se fatto in modo opportuno!

Michele Vista
Michele Vista
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