Pignola porta naturale del Parco dell’Appennino Lucano. Una guida escursionistica della montagna pignolese, di Michele Vista, Edizioni Laurita, è un libro che nasce da un territorio e subito lo supera: non perché si allontani dai suoi luoghi, ma perché riesce a renderli esperienza condivisa, invito, sentimento. Pignola, il Monte Serranetta, i boschi della Bufata, Piano della Madonna, Monteforte, le sorgenti e i crinali non sono soltanto punti da raggiungere o nomi da individuare su una carta. Nelle pagine di Vista diventano le stazioni di un viaggio nella memoria naturale e umana di una comunità.
Il libro si presenta come una guida escursionistica, completa di itinerari, altimetrie, coordinate, carte e indicazioni pratiche, ma la sua qualità più bella sta proprio nel fatto che la precisione non raffredda mai il racconto. Ogni percorso mantiene il sapore della scoperta; ogni indicazione sembra nascere non da un freddo rilievo tecnico, ma da una frequentazione antica, affettuosa, paziente dei luoghi. L’autore conosce le curve del sentiero, la fatica delle salite, i varchi tra gli alberi, le sorgenti nascoste e le radure improvvise come si conoscono le stanze di una casa abitata per tutta la vita.
Già nella prefazione emerge la radice più intima del volume: l’immagine di un ragazzo che cammina accanto allo zio Donato e impara a leggere la montagna. Una roccia modellata dal vento, una traccia lasciata nel fango, un albero, un silenzio: il paesaggio si rivela attraverso lo sguardo di chi sa indicarlo. È forse questo il segreto del libro: Michele Vista non accompagna soltanto l’escursionista lungo una strada; gli insegna a guardare. La montagna non è presentata come uno scenario da consumare in una giornata di svago, ma come un organismo vivo, ricco di segni, di presenze, di storie sedimentate.
La partenza dell’itinerario principale dalla piazza di Pignola ha un valore quasi narrativo. Dal paese si sale verso San Giacomo, Casa Melone, l’Aia di Trotta, San Bernardo; poi il cammino entra nel respiro più ampio dei boschi, delle faggete, delle creste e dei panorami. È un movimento che unisce l’abitato alla montagna, le case alla natura, la vita quotidiana all’orizzonte. I sentieri percorsi oggi dagli escursionisti sono gli stessi «carrarielli» che un tempo accompagnavano legnaioli, carbonai e pastori nel lavoro. Camminare, allora, significa anche rientrare in una storia di fatica e dignità, riconoscere il valore di strade apparentemente umili, ma capaci di custodire la memoria di generazioni.
Tra i luoghi che maggiormente imprimono il loro carattere al volume vi è il Monte Serranetta, cima simbolica della montagna pignolese. Dalla sua vetta, a 1475 metri, lo sguardo si distende sulla Basilicata e, nelle giornate più limpide, sembra cercare perfino il lontano declinare verso lo Ionio. Le fotografie della neve sulle cime, delle conifere ghiacciate, delle vedute aperte su Pignola e Potenza danno al lettore la percezione di una montagna diversa in ogni stagione, severa e accogliente, luminosa e silenziosa. Accanto alla bellezza panoramica, il Serranetta porta con sé anche il valore della conoscenza: il richiamo agli studi botanici di Orazio Gavioli, che già nel 1926 censiva centinaia di specie della flora locale, mostra quanto questa montagna sia anche un patrimonio scientifico da riconoscere e proteggere.
Molto suggestiva è la presenza dell’acqua: la Sorgente Acqua delle Brecce, Piano Porcaro, Fontana Secca, i fossi e gli abbeveratoi. Sono luoghi che nel libro sembrano scandire le soste del cammino e insieme ricordare il legame profondo tra natura e vita quotidiana. L’acqua appare come una voce discreta del territorio, a volte ancora limpida e generosa, a volte affidata alla cura che sarebbe necessario rinnovare. E attorno alle sorgenti si raccolgono faggi, agrifogli, muschi, rocce, alberi segnati dal vento e dai fulmini: una natura mai decorativa, sempre concreta e intensamente presente.
Anche l’apparato iconografico accompagna felicemente la lettura. Le carte dell’Istituto Geografico Militare e del Portale Cartografico Nazionale orientano il passo; le fotografie, invece, orientano il desiderio. Le murgie, i crinali, il Santuario della Madonna di Monteforte, i paesaggi innevati e i tramonti non illustrano semplicemente il testo: gli danno profondità, suggerendo al lettore ciò che nessuna coordinata potrebbe interamente esprimere, ossia l’emozione di trovarsi davanti a un orizzonte conquistato camminando.
Questo libro è dunque una guida, ma è anche una dichiarazione di appartenenza. Dice che un paese non vive soltanto nelle sue strade e nelle sue case, ma anche nei boschi che lo circondano, nei nomi delle sue contrade, nelle mulattiere che rischiano di scomparire, nelle sorgenti che attendono cura, nelle montagne che continuano a vegliare dall’alto. Michele Vista restituisce a Pignola il volto di una porta naturale dell’Appennino Lucano, ma soprattutto invita ciascuno ad attraversarla con lentezza, rispetto e meraviglia. Perché alcuni libri non chiedono soltanto di essere letti: chiedono di essere messi nello zaino e portati lungo il sentiero.

