L’agenda o l’agendina di Draghi

Che poi, e correggetemi se sbaglio, cosa ci sia scritto esattamente nell’agenda Draghi nessun lo sa. Tanto è vero che i vari Renzi e Calenda e Letta e Di Maio, divisissimi su tutto, tranne che, appunto, sulla famigerata agenda, non scendono mai nei particolari. “Allora cosa vi proponete di fare se sarete al governo”? “Attuare l’agenda Draghi”. A posto. Si risparmia anche sui discorsi.

Qualcuno, per la verità, una sbirciatina l’ha data, rimanendo, però, allibito. C’era un appuntamento con la callista, una serata di bridge, una partita a golf e una cena fra banchieri.

– Cavolo dici, quella non era l’agenda, ma l’agendina, quella personale.

– Giuro che no. Era proprio l’agenda Draghi.

– Per mille cannoni, allora.

Gli amanti del bello, però, continuano a preferire l’agenda Pineider, costosetta, ma vuoi mettere la carta?

A destra, invece, l’agenda Draghi è un ricordo relegato allo scantinato. Rispolverate tutte le promesse scorse, senza aggiunte né modifiche. Al risparmio anche a destra. Flat tax, pensioni aumentate nel minimo, una dentiera per tutti i nonnini, niente più barconi di migranti.

Risalta, immediatamente, la differente impostazione strategica: da un lato flat tax, dall’altro si tassano le successioni. Da un lato stop ai migranti, dall’altro un dignitoso silenzio a riguardo. Ecco, non fosse che poi finiscono per mettersi sotto l’ala di un Draghi qualsiasi e per votare tutti assieme, sembrerebbe quasi che in Italia la democrazia abbia basi solide, il confronto sia serrato e il dibattito delle idee sofisticato.

Altra differenza è che la destra non ha mai un piano B, del tipo, se vinciamo come facciamo a non farci sfilare le poltrone, come accade sempre? Mentre a sinistra il piano B è sempre quello più gettonato. Infatti perdono quasi sempre, ma governano altrettanto quasi sempre.

Nel frattempo la lite Calenda-Letta, che segue di un giorno le nozze, evitato, quindi, il relativo viaggio, ha dei risvolti adolescenziali di tutto riguardo. Il “glielo avevo detto, per telefono, avvisandolo” e il “non mi aveva detto niente, non mi ha telefonato”, oltre all’aspetto stucchevole, ci riporta indietro di decenni, quando si litigava in cortile. Lecito da ragazzi, perbacco, ma se lo fanno non solo adulti, ma candidati al governo del paese, fa un effetto strano.

Roba da legittimare, per esempio, un “io non te le pago le tasse, perché l’autobus non è mai in orario”, “no, tu me le paghi lo stesso”, “e io ti faccio nemico”, “e io ti fracasso di botte”, “a chi?”, “a te”, “ora che esci vedi”, “ah sì, voglio proprio vedere”.

Che volete, hanno conservato un animo bambino, un po’ come Berlusconi che crede ancora di essere Babbo Natale, se non proprio un Gesù ricco che fa i miracoli.

Sì, d’accordo, pure Salvini, con la barba e senza, che suda e magari scoreggia, che prega la Madonna e che mangia di tutto, purché ci sia una telecamera, sembra non aver ancora compiuto sedici anni, vero, anzi verissimo. Ma a questo punto chi sono gli adulti nel panorama politico? Non so, forse qualcuno c’è, ma non lo fanno entrare, o lo hanno chiuso nell’armadio e gettato la chiave. Che volete, sono ragazzi, e se non si divertono e sfrenano ora, quando dovranno farlo?

Sì, anche per questo non voterò. Sono fatto vecchio e questi ancora giocano.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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