La vera promessa elettorale: le tasse!

Sono talmente tante le prese di posizione da parte dei partiti che si propongono al consenso popolare per guidare il popolo italiano che si terrà il 25 settembre di quest’anno che le circa 100 liste elettorali più i “liberi pensatori” ancora non sanno a quale partito votarsi e a quale “santo” votarsi. Certamente tutti, con le loro ragioni sono meritevoli di consenso… forse.

Ma se uno Stato che opera, o dovrebbe operare, come un buon padre di famiglia, da sempre promette, promette e mai mantiene queste promesse come può sperare che venga ancora una volta creduto? Eppure qualcuno (la maggioranza silenziosa) dà credito. È difficile pensare che lo Stato esattore in cui viviamo che tanto si è adoperato per inventarsi tasse nuove possa un domani ridurre le tasse.

Certamente l’italiano non ricorda che paga, attraverso tributi, imposte e tasse, il mantenimento del carrozzone amministrativo dello Stato. Ignora, ad esempio, che ha pagato, fino al 21 marzo 2022, il 55% di tasse (accise) sul carburante per trazione e che con Decreto interministeriale (Mef e Transizione ecologica) del 19 luglio 2022 ha prorogato il taglio delle accise carburanti fino al 21 agosto 2022. E dopo? Chi sa! Non si citano altri decreti e provvedimenti che altrimenti confonderebbero le idee. Le voci di tali accise per ogni litro di carburante sono:

  • 0,000981 euro per il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936.
  • 0,00723 euro per il finanziamento della crisi di Suez del 1956.
  • 0,00516 euro per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963.
  • 0,00516 euro per la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966.
  • 0,00516 euro per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968.
  • 0,0511 euro per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976.
  • 0,0387 euro per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980.
  • 0,114 euro per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996.
  • 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.
  • 0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005.
  • 0,0051 euro per far fronte al terremoto dell’Aquila del 2009.
  • 0,0071 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011.
  • 0,04 euro per far fronte all’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011.
  • 0,0089 euro per far fronte all’alluvione in Liguria e Toscana nel 2011.
  • 0,082 euro per il decreto “Salva Italia” del 2011.
  • 0,02 euro per la ricostruzione dopo il terremoto in Emilia del 2012.

Accise e tasse valgono il 57% del costo finale del carburante a cui, ovviamente, si deve aggiungere l’Iva al 22%, per un totale di 35,2 centesimi a litro.

Ma tanto per considerare questo “spinoso argomento sulle tasse” anche sotto un aspetto “tristemente ridicolo” vediamo le tasse più strane che, dal dopoguerra a oggi, l’Italia è riuscita ad applicare.

Alcune hanno suscitato stupore, altre grandi polemiche, altre ancora grosse ironie ma tutte sono state testimone di immensa capacità fantasiosa di chi le ha ideate come fossero gli unici discendenti dell’Imperatore Vespasiano, quello della tassa sulla raccolta dell’urina (da cui scaturì “pecunia non olet”), o dell’Imperatore Augusto che impose la tassa sul celibato.

Una tassa che suscitò tanta ilarità fu quella ideata dall’on. Vittorio Emanuele Falsitta di Forza Italia nel 2002 in cui proponeva la tassazione su materiale pornografico video o stampato. La proposta, accantonata e quasi dimenticata nell’”iter parlamentare”, fu ripresa e inserita nel maxiemendamento della finanziaria del 2005.

Il decreto diventò attuativo solo nel 2009 con l’intento di colpire anche le pubblicazioni tese a sfruttare la «credulità popolare», come gli annunci di maghi, cartomanti e affini.

Altra tassa curiosa, con promessa di sconto da parte di un noto segretario di partito, è stata quella delle accise sul carburante nella quale prometteva di eliminare quella del finanziamento militare per la missione in Libano del 1983; oltre a quella per la guerra d’Etiopia del 1935; quella per gli interventi economici a beneficio del Vajont 1963; quella relativa al terremoto nel Belice del 1968. In verità tutte queste voci rientrarono in un’unica accisa strutturale del Testo Unico del 1995.

Da non dimenticare che è ancora in vigore la tassa per finanziare la bonifica delle zone paludosi che istituì nel 1904 il governo Giolitti.

Prerogativa tutta italiana è la tassa sulle tasse (sulle quali Radionoff-Rivista ha già trattato).

Ora cerchiamo di chiarire la tassa sul “caro estinto” che consiste in una lunga lista di tributi esigibili dalle amministrazioni locali dai parenti del defunto e sono:

la tassa per il rilascio del certificato di constatazione di morte;

– il diritto fisso sul trasporto dei defunti;

– la tassa per la manutenzione e l’imposta di bollo sulla domanda di affido personale delle ceneri e sulla loro dispersione.

Queste tassazioni, però, variano da città a città. In verità ci sono comuni in cui si paga solo una marca da bollo e altri, come ad esempio il Comune di Roma, che chiede anche 490 euro all’anno per un loculo provvisorio.

Ma se paga la tassa chi “usufruirà dell’ombra eterna” che cosa dovrà pagare quello che invece vuole l’ombra per ripararsi dal sole? Questo tributo si esige dai locali commerciali i quali hanno tende o insegne che sporgono sul suolo pubblico. Il tributo oscilla dai 2 agli 8 euro per metro lineare. A onor del vero sono poche le Amministrazioni comunali che hanno avuto la sfacciataggine di applicare questa ennesima tassa così come ha fatto il comune di Agrigento che nel 2008 ha tassato: ballatoi e gradini che sporgevano sui marciapiedi.

A conclusione di questi “divertenti elenchi” parliamo della tassa sulla bandiera. In tutti gli Stati il patriottismo viene dimostrato soprattutto sventolando la bandiera da sopra il balcone di casa. In Italia non è possibile a meno che si è disposti a pagare 140 euro all’anno perché il Decreto legislativo n. 507 del 1998 considera l’esposizione del tricolore alla pari di un elemento pubblicitario, eccezion fatta per i Mondiali e gli Europei di calcio. Non sono previsti tributi per bandiere regionali ed europee.

Poiché non è stata ancora prevista la tassa sul pensiero è legittimo chiedersi: se uno Stato tassa finanche il simbolo per cui tanti sono morti in sua difesa e tanti sono disposti a morire, come può essere credibile quando promette, promette, promette e mai mantiene le sue promesse? Il 25 settembre si andrà a votare, ma fino a quella data i “promettitori” dormiranno sonni tranquilli?

Caterina Laurita
Caterina Laurita
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