La scomparsa della protesta

Cosa ne è stato della protesta? Perché non si protesta più? A cosa si è ridotta la protesta? Oggi come oggi, in un momento nel quale la democrazia parlamentare è un triste e inutilizzato simbolo, una crisi drammatica segue un’altra, senza soste, l’opulenza di ieri è solo un sogno, gli speculatori ci portano alla fame, in pochissimi decidono le sorti del mondo, ebbene cosa ne è stato della protesta?

A margine la considerazione che queste crisi sembrano pilotate, almeno nella loro presunta o reale drammaticità, la protesta non fa più paura, anzi, è stata inglobata e usata come ulteriore spauracchio.

Ti fanno protestare in TV, basta che non vai in una piazza, e, del resto, i cosiddetti protestanti preferiscono farlo in TV, perché in una piazza non ci sanno stare e non sanno poi alla fine cosa fare. Pensano che la loro voce arrivi meglio da un microfono, personaggi per qualche minuto, coccolati e poi scaricati, più fiacchi di prima.

Sembra che la protesta non diventi mai incazzatura. E non lo diventa, perbacco, altrimenti chi sopporterebbe di chiudere il suo bar perché non guadagna più di quanto spende, senza raggiungere un grado di vera rabbia?

Rassegnazione? Può essere. Una volta chi protestava non era rappresentato in parlamento, e giustamente.

Si chiamavano extraparlamentari. Rappresentavano, fuori delle istituzioni, chi non era rappresentato veramente.

Oggi tutti si dicono rappresentati, tanto da esecrare chi non va a votare, quasi commettesse peccato mortale. Nessuno si sente fuori del parlamento. Eppure sono tanti, troppi, a non essere rappresentati se non per slogan.

Come non fa più paura la protesta, perché fagocitata, non fanno paura le masse, sempre più simili a pacifiche greggi da transumare con quattro cani per guardia. Talmente laide da osannare il primo imbroglione di turno, nominandolo nuovo eroe per qualche mese. Mansuete, seppur nel disagio, si comportano come i sudditi privi di diritti in attesa di una piccola concessione, foss’anche la cancellazione di una multa.

Gli intellettuali hanno sposato tutti una causa, perdendo così in autorevolezza e in coraggio e in analisi.

Non c’è chi possa guidare le masse, indirizzarle, renderle coscienti. Una volta i ragazzi venivano educati dalle famiglie e dalla chiesa, forse dalla scuola, sicuramente dalla strada. Oggi sono obnubilati dai sabato sera, con tanto di accompagnamento e ripresa da parte di genitori inconsapevoli del male che gli fanno, dall’alcool e dalla droga, privati della strada, della chiesa e di una famiglia con valori.

Quindi chi vuole protestare? Meglio una birra. Meglio non pensarci. Meglio vegetare. Meglio non pensare. Meglio non studiare. Meglio confondersi con gli altri.

Addio protesta. Ci manchi.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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