La prima pietra

Tutto sommato, a conti fatti, si può dire che la tanto vituperata legge elettorale ha funzionato: ha infatti consentito una sana e vera alternanza, ha sbaragliato il campo da governi e politiche ambigue, che vedeva tutti assieme dietro Draghi come cagnolini, ma nel contempo l’uno contro l’altro, come fanciulli in un asilo, ha premiato la volontà degli italiani, ha dato un governo, dall’apparenza stabile e finalmente politico, agli italiani.

Meglio non poteva andare, da un punto di vista del funzionamento del sistema democratico, o di quel che ne rimane.

Rimane ancora da sistemare e archiviare la meraviglia di giornalisti e politici che ancora pensano che vada celebrata la prima donna a capo del governo, non riuscendo ancora a digerirla come cosa normale, cosa che invece riesce meglio alla maggioranza degli italiani, e da limare proprio la vincitrice del momento, cioè la legge elettorale, nella parte in cui consente a improbabili personaggi di sedere alla camera per volontà dei partiti e non per scelta degli italiani, e saremo una nazione diversa e forse finalmente moderna.

La legge elettorale ha funzionato anche per educare gli sconfitti di oggi all’accettazione delle regole. Certo, un Letta che ripete, col cuore in mano, all’apparenza, tre volte opposizione!, volendo intendere che farà davvero quello che pretende il sistema democratico (quante banalità vendute a peso d’oro), fa ancora sorridere, ma è pari al “non ti faccio più amico” di un bambino offeso perché non gli hanno fatto tirare il rigore. E quindi ciccia.

Insomma non funziona tutto ancora bene, ma finalmente sembra che le regole servino a qualcosa.

Quando arriveremo a capire che un premier non ha sesso, che va accettato e solo dopo giudicato, col voto, per quello che ha realizzato o meno, avremo fatto un ulteriore passo. Abbiamo cominciato a crescere e chissà che lo stesso fenomeno non coinvolga anche la sinistra dei pantaloni all’inglese, più brava a celebrare se stessa, anche nella tragedia, che guardare in faccia la realtà.

Mancano ancora all’appello i concorsi puliti (una chimera), la scelta col voto dei parlamentari, come si diceva, una giustizia giusta e veloce, appalti finalmente se non puliti, almeno sgrassati, un maggior rispetto delle istituzioni, cominciando con un minor numero di selfie, e un occhio di vera solidarietà per gli italiani da parte delle istituzioni. Non è poco e forse ci vorranno un paio di secoli, ma vuoi mettere aver posto la prima pietra?

Bacioni, estensibili.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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