La Meloni e il Salvini

Tipico esempio di uso sessista della lingua italiana è l’articolo che precede il cognome di una donna. La Meloni, la Boldrini, e mai il Di Maio o il Renzi. L’articolo, in questi casi, indica il genere, che, in mancanza, è sicuramente maschile. Quindi un uso sessista, politicamente per niente corretto.

Evidentemente “la Meloni” non lo dice solo Libero o La Verità, ma anche gli autentici testimonial della vera parità di genere, come Repubblica e dintorni.

Una prassi becera e inconsapevole, come quando i maschi si voltano per guardare il di dietro di una donna avvenente, uguale.

Boldrini, per esempio, che in materia è un’autorità, in quanto abile e puntuale inventrice di terminologia al femminile, nel caso specifico non ha trovato mai nulla da dire.

L’articolo davanti al cognome femminile, però, oltre che sessista è anche brutto. Pensate che si sente dire Salvini e la Meloni, invece di un più godibile Salvini e Meloni, perché, vivaddio, non c’è bisogno di indicare il genere solo per la donna, appunto.

Per sostenere questa tesi mi è bastato sfogliare qualche manuale. Cosa che non hanno inteso fare i mille e un giornalista che scrivono ogni giorno o quei professori e professore (ih ih) che parlano in TV, niente, è ormai un vizio, come, appunto, guardare le gambe a una donna che ci è seduta di fronte, sebbene questo vizio sia degli uomini e delle donne, più o meno acculturate, più o meno titolate, più o meno sensibili al problema.

Per dire.

Il Petrullo.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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