La dittatura dell’incapacità

Non cadrò nella tentazione di definire quella corrente la più brutta campagna elettorale da quando esistono le elezioni, perché, vivaddio, non ne ricordo di eccitanti, ma non è rischioso azzardare che, in effetti, probabilmente, lo siano.

I santini, ormai offerti in visione solo sui social, e questo è un affare, sembrano evocare tempi andati, remoti, li si guarda senza neanche la curiosità dettata da un particolare buffo; leggere, poi, i sottotitoli, è un allenamento alla tortura.

Ho sperato nelle elezioni, sì, lo ammetto, e alla fine non sono pentito, perché mi offrono la ghiotta (così direbbe Pizzul) occasione di esercitare il mio sacrosanto diritto al non voto, ma ora che me le ritrovo, rimpiango i mesi di agosto passati, quando anche i talk andavano in ferie e venivano riproposte inguardabili trasmissioni degli anni che furono. Ma anche qualcosa di godibile, però, diciamo ogni tanto.

In effetti titolerei il fenomeno periodico delle elezioni come “l’occasione per provare a non far governare la sinistra almeno per qualche mese”, oppure “Votazioni per l’elezione dei boia scelti dai partiti per la vostra esecuzione capitale”, ma anche “Votazioni per il futuro pascolo romano dei rappresentanti dei partiti”. E sì, dei partiti, perché i parlamentari non rappresentano più gli italiani, semmai l’abbiano fatto in passato.

La nostra più che una democrazia rappresentativa è una dittatura della maggioranza, che dispone, fa e disfa, e i parlamentari lì a gridar slogan e alzare braccia o a pigiare pulsanti, mentre di democratico c’è solo l’alternanza della maggioranza, con risultati pressoché identici.

La giustizia? Era lenta prima, lo è ora, sebbene noi si abbia avuto modo di godere di riforme di destra, di sinistra, di centro, ambidestre.

La sanità va sempre peggio sia con lo stato a guida Berlusconiana, che Bersaniana, che Lettiana, che …. via sfumando.

La scuola? Uguale.

La corruzione? Idem.

La malavita? Pari pari.

Ma devo correggermi. Non viviamo sotto la dittatura della maggioranza, bensì sotto la dittatura dell’incapacità totale. Qua tocca organizzarsi e cospirare. Ogni mente fervida, pensante, deve unirsi ad altre menti uguali e lavorare di nascosto. Ci vuole una rivoluzione e comunque uno stato di agitazione e boicottaggio.  Pronti alla lotta, pochi e poveri prodi pensanti? Bene, in silenzio, si cominci col primo, vero, autentico, boicottaggio: il non voto. Anonimo, minaccioso, indifferente, feroce. E poi ci si organizza meglio, ma morire incapaci o a causa degli incapaci, ebbene, mai.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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