Con il dire libera Chiesa in libero Stato si è sempre voluto teorizzare la netta separazione tra l’ambito spirituale e quello temporale. Stabilito che allo Stato, quindi, appartiene tutto ciò che riguarda l’ambito temporale è automatico il riconoscimento che è l’individuo padrone unico, dell’ambito spirituale e quindi è automatico che venga eliminato qualsiasi tipo di “conflitto di competenza”.
Con tale premessa diviene sempre più autorevole la divisione tra la Chiesa e lo Stato. Occorre però distinguere bene se la divisione in realtà si riferisce allo Stato nei confronti dell’individuo con una coscienza privata o alla Chiesa come “popolo di Dio”.
Se ne deduce che dire “libera Chiesa” è solo una semplice espressione, un modo di dire ma che sostanzialmente non significa niente.
Liberi sono solo gli individui che esercitano la propria libertà di materia di fede come meglio ritengono opportuno e quindi in realtà la vera libertà la si ottiene quando si crea li binomio “Individuo – Stato” al posto del semplice lessicale: Chiesa – Stato.
Quando queste due entità si pongono una di fronte, la Chiesa allo Stato e viceversa, sono due poteri che si bilanciano; quando invece lo Stato ha di fronte a sé solo l’individuo esprime tutta la sua forza (e spesso anche arroganza), l’individuo se solo manifesta tutte le sue debolezze pur sentendosi forte del suo credo religioso.
Ecco che a rimettere in pari le posizioni occorre legittimare, prima di tutto, la Chiesa come “corpo sociale” che è la soluzione alla “quasi naturale” tendenza dello stato ad assumere il “potere assoluto”.
Riconosciamo però che in Occidente, già dal diritto romano, lo Stato mantiene una posizione di rispetto verso il mondo della fede fino al punto di evitare alle tentazioni di scivolare in tesi di onnipotenza.
A volte è capitato e capita che gli equilibri sono stati compromessi, per colpa di qualche “entità singola” (il dittatore), e l’individuo che ne subisce le conseguenze, pur nella sua “debolezza”, si lega col suo simile e crea la forza che è capace di ristabilire il ruolo di “Cesare” e il “ruolo” di Dio.

