Il senso del ridicolo da insegnare a scuola, magari

Gli storici ricordano come all’indomani della prima guerra mondiale si verificò un fenomeno di brutalizzazione della politica, con mille piccoli eserciti armati a difesa di altrettanti mille interessi.

Oggi non abbiamo bande armate di reduci o attivisti, o almeno non ancora, ma che si stia vivendo una nuova fase di brutalizzazione della politica pare fuor di dubbio.

Toni fuori delle righe, animi esacerbati, demonizzazione dell’avversario e un crescente livellamento in basso della media culturale dei protagonisti, concorrono nella creazione di un clima che, senza esagerare, potrebbe già essere ritenuto insostenibile.

Ma ci fermassimo qui, andrebbe pure bene.

Il problema, vero, aggiungerebbe uno dei politici dell’ultima leva, è che alla brutalizzazione si accompagna anche la sua spettacolarizzazione, fenomeno che consente, anche a chi se ne sta chiuso a casa a leggere i classici e a immaginare sfide di scacchi, di conoscere cosa sta accadendo e rimanere sgomento.

Registrazioni strabilianti in consessi privati (cosa che mette assieme brutalizzazione e spettacolarizzazione) rese pubbliche, tragedie montate su per la foto di un ministro, che ministro è stato, gente in pieno disagio mostrata in tv come bestie in gabbia, uomini e donne sazie che discettano del disagio e ci litigano pure sopra senza sapere di cosa parlano, ecc. ecc., formano il quadro, preciso, della forma di spettacolarizzazione, da quattro soldi, peraltro, in atto.

Ma, e devo ripetermi, ci fermassimo qui, potrebbe andare pure bene, nel senso che sembra che i due fenomeni siano davvero inarrestabili e spontanei.

Il problema, vero?, è che assistiamo anche a un fenomeno nuovo che consiste nella ridicolizzazione della politica e delle istituzioni, conseguentemente. E questo è davvero troppo.

Berlusconi che, teneramente, parla di una ripresa dei rapporti personali con Putin (e chissenefrega?), l’opposizione che insorge, Taiani (che punta a un nuovo periodo in Erasmus) che dice che Berlusconi si riferiva a un decennio orsono, la foto di Mussolini, quale ministro, che “o la levate o che dio vi fulmini e frattanto io me ne vado, offesissimo), le notizie su Pfizer che non aveva testato alcunchè ma Draghi che diceva pubblicamente il contrario, consentendo licenziamenti e sanzioni disciplinari, le liti per uno scranno di serie B, rese pubbliche come questioni da trattare in ogni famiglia prima e dopo i pasti, questo e tanto altro, per esempio, a livello regionale, potremmo parlare delle dimissioni fantasma, dei panni sporchi lavati in pubblico come si trattasse di problemi di interesse pubblico, con partiti totalmente culturalmente anonimi, ebbene questa sfacciata ridicolizzazione della politica, peraltro inconsapevolmente operata, è davvero troppo.

E’ stato superato il livello di guardia e non lo sanno nemmeno.

La farsa ha preso il posto della realtà.

Gli italiani sono in difficoltà e questi scherzano, giocano e umiliano uno Stato ancora alla ricerca di una medicina all’ipocrisia cronica.

Per dire?

Per dire.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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