Il ring potentino

Un violento post del Sindaco di Potenza impreca contro il vandalismo giovanile. Il post, sui social, chiude con l’auspicio che i vandali vadano via dalla città. Il linguaggio istituzionale che si sposa con quello della strada. Mi spiego: se Mattarella avesse fatto un messaggio di Capodanno imprecando contro gli evasori, chiamandoli inetti e imbecilli e li avesse invitati ad andare a vivere in un eremo, o qualcos’altro del genere, avremmo tutti pensato a una sua improvvisa follia.

Questo faccia a faccia, sul piano della violenza, praticata l’una e verbale ma ugualmente praticata l’altra, implica un ring fra avversari di pari categoria. Cosa che non dovrebbe essere per mille e un motivo che a spiegarli sembrerebbe addirittura da idioti.

Ora, la scazzottata, che di tanto si tratta, esula dai compiti di un Sindaco, che, semmai, di tale violenza deve indagarne le cause, denunciarle con lo stile del ruolo istituzionale e provare a capirne il senso. Senza questo momento, il combattimento alla pari, non solo lo vede perdente, ma questo è il minimo, ma retrocede l’istituzione a bullo di strada.

Ma v’è di più.

Gli amministratori, da anni, non danno segno di “curare” la città, come sarebbe doveroso: cantieri aperti in eterno, strisce bianco e rosse ovunque, marciapiedi disastrati, sporcizia diffusa, decisioni assurde (scale mobili chiuse nelle festività troppo presto), mobilità precaria, indolenza amministrativa, carenze strutturali urbanistiche, lentezza di riflessi per tutto quello che accade, piano festività inesistente, a fronte di una esagerata autoesaltazione per il riempimento finanche di una buca, sono un cattivo, anzi pessimo esempio, per chiunque, figuriamoci per i giovani. Questi se neanche si accorgono dell’esistenza di una “cura” delle cose comuni da parte di chi amministra, come possono immaginare di doverne avere proprio loro?

Ma poi, si è chiesto il Sindaco dove nasce questa violenta insubordinazione? Si è chiesto se l’offerta culturale e sportiva sia all’altezza di un capoluogo di regione, e se sì, è davvero convinto che non si debba fare di meglio rispetto alla situazione attuale?

Invocare il rispetto delle norme, scritte e non scritte, nei confronti dei giovani, cui non si fornisce alcun valore, ma ai quali si risponde con la stessa protervia che loro assumono quotidianamente, e non rispettarle da amministratore, che senso ha?

Un’attività amministrativa trascinata fra sedute deserte e debiti che aspettano di essere pagati, una politica che si specchia mostrando la faccia di Grimilde, ma non le stesse belle fattezze, bensì soltanto la medesima presunzione, uno stato di abbandono generale fra squilli di tromba per l’apertura di un cantiere e il silenzio per i lavori che non si concludono mai per tempo, ammesso che abbiano inizio, non può alzare la voce nei confronti di un problema che sarebbe stato peraltro facilmente risolto se solo la città si fosse attrezzata per tempo delle misure minime di controllo, e qui è evidente un’ulteriore responsabilità, grave, davvero grave, e pure confessata.

Insomma la sparata del Sindaco è fuori luogo, violenta e da rifiutare al pari dei gesti vandalici che accusa.

La dimensione della Istituzione è altra rispetto a quella che si affaccia sui social per sparare invettive contro i vandali. Rendiamocene conto.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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