Il fascino della penna o del touchscreen nella scrittura?

Sulla prestigiosa rivista Graphos è stato pubblicato un recente articolo di Roberto Travaglini, docente nell’università di Urbino, in cui si analizza a fondo il rapporto fra la scrittura a mano e quella digitale con particolare riferimento alla fase d’apprendimento nell’età evolutiva non solo, ma anche in quella adulta. È importante ottimizzare l’uso dei mezzi digitali che usiamo per scrivere, ma tenere nel giusto conto la scrittura a mano:

«Riconoscendo quanto essa contribuisca ad attivare numerosi processi cognitivi di complessità crescente, che consentono di mantenere vivi basilari dinamismi neuro cognitivi, emozionali e socio-comunicativi derivanti dalla sua naturale espressione, come arricchimento del lessico, le capacità mnemoniche, la comprensione della lettura, lo sviluppo del pensiero critico».

Oggi, invece, il linguaggio verbale risente in massima parte della totale mancanza di tale dinamica cognitiva in una fin troppo evidente fusione tra lo scritto e il parlato la cui unica caratteristica è la tecnica del copia e incolla e poi mettere in rete la notizia!

Una volta era possibile leggere sulla carta stampata (quotidiana o periodica) articoli non solo di cronaca, che sviluppavano concetti ben articolati su argomenti vari non vincolati a un evento temporale specifico, ma potremmo dire di varia cultura e umanità. Col digitale la trasmissione della notizia è istantanea molte volte contraddittoria, volutamente o non, ma priva di quella materialità razionale che poteva derivare da un sapiente ed elegante uso della penna oppure della famosa macchina da scrivere!

È evidente il disagio di un giovane di fronte a un foglio bianco e con una penna in mano, poiché sembra qualcosa di prettamente scolastico e inutile nell’età adulta, ma se strimpellare con un touchscreen sui social lo rende umano, allora c’è davvero di che preoccuparsi, peggio ancora se dovessimo tutti far parte di questa community!

Michele Vista
Michele Vista
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